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Maurizio Silva, «I nostri interessi? La parmigianità e le sue tradizioni, dal dialetto al cibo»

Maurizio Silva, «I nostri interessi? La parmigianità e le sue tradizioni, dal dialetto al cibo»

di Isabella Spagnoli

02 Giugno 2019, 04:26

Un progetto? Completare «L’arte Tipografica in Parma» di Roberto Lasagni 

Con orgoglio mostra un foglio conservato con cura, in un raccoglitore deposto fra i suoi amati libri, che attesta, con caratteri antichi, una data lontana: «Era il 1938 quando mio padre fondò l’Artegrafica Silva, la prima sede era in via Cavour, guardi qui come era bella la targa di allora». Maurizio Silva, direttore editoriale di Silva editore, in società con i tre figli Pietro, Alessandro e Caterina e il nipote Giuseppe, svela i segreti di una casa editrice che ha solcato i decenni. «In contemporanea all’Artegrafica, è nata, nel ‘93, la casa editrice Silva che voleva rispondere alle esigenze di privati e istituzioni interessati a commercializzare le proprie opere. Siamo partiti con entusiasmo, appoggiati da subito dal calore della città». 

Cosa l’ha indotta a diventare editore?
«Pura passione impressa a fuoco nel dna. Ho sempre amato follemente i libri e quando ero piccino venivo addirittura sgridato dai miei genitori perché appena finito di studiare o di mangiare correvo a ''divorare'' tutto ciò che mi passava per le mani: leggere era una esigenza. Quando sono cresciuto, poi, ho coronato il mio sogno: vedere l’opera nascere e seguirne passo dopo passo l’evoluzione è sempre stata la gioia più grande».

Quali libri pubblica Silva Editore?
«La nostra casa editrice fa della divulgazione culturale la sua primaria missione. Da molti anni, infatti, ci occupiamo di una particolare tipologia di editoria che si concentra sulle tradizioni e sulla storia di Parma, del territorio e della provincia. Cultura, tradizione culinarie, arte, patrimonio monumentale, letteratura popolare, sono solo alcuni degli argomenti trattati nei nostri volumi. Ci avvaliamo anche della preziosa collaborazione di numerosi professionisti dei vari settori legati all’editoria». 

Quanti titoli avete in catalogo e quanti ne pubblicate l’anno? 
«Sono circa 250 i titoli nel catalogo. Nel primo periodo in cui è nata la casa editrice ci si poteva azzardare a stampare di più. Banche e diverse istituzioni, spesso, acquistavano numerosi volumi delle nostre opere per fare regali di Natale o in occasioni analoghe e così si partiva in vantaggio: i costi erano già coperti, ora, invece, tante cose sono cambiate; diventa più complicato avere ampia diffusione, quindi riusciamo a pubblicare circa sei volumi l’anno». 

Quanto sono conosciuti i vostri libri a Parma e in Italia? 
«Con il fatto che le nostre pubblicazioni trattano soprattutto di Parma e le sue tradizioni troviamo grande consenso in città, mentre nelle restanti regioni il gioco si fa più duro. Il nostro bacino di utenza è limitato, ci appoggiamo comunque ad alcuni distributori che si occupano del territorio nazionale, ma con soddisfazione posso dire che nella nostra città non c’è libreria che non venda i volumi di Silva». 

Quali sono i titoli che hanno ricevuto miglior accoglienza dal pubblico e in termini di vendita? 
«E’ piaciuto moltissimo ''Il caso di via Petrarca'', un giallo ambientato nella nostra città nel giugno del ‘70 scritto da Pietro Furlotti, poi: ''La società dei concerti di Parma'', in cui l’autrice, Lucia Brighenti, narra la storia della presenza musicale a Parma dal 1894. Non passano poi mai di moda il ''vocabolario Italiano-Parmigiano'' di Guglielmo Capacchi e ''Il dialetto di Parma'' del professor Guido Michelini, ritenuti dai nostri concittadini strumenti indispensabili per la parmigianità. Molto apprezzato anche: ''Orme selvagge'' di Davide Isacco Zerbini che racconta la vita nascosta degli animali nei boschi dell’Appennino emiliano. Nostro vanto, inoltre, sono numerosi libri fotografici realizzati con la collaborazione del fotografo Edoardo Fornaciari tra i quali ''La mia bassa'' dello chef Massimo Spigaroli, ''Il Regio segreto'' e tanti altri».

Qual è l’aspetto più esaltante e quello più complicato di questo mestiere? 
«La gioia più grande è assistere al compimento dell’opera, mentre il più frustrante è l’aspetto finanziario. Se si avessero più disponibilità economiche quante cose si potrebbero fare!». 

Un progetto importante da realizzare? 
«Poter pubblicare a breve il terzo e il quarto volume di: ''L’arte Tipografica in Parma'' di Roberto Lasagni che nel primo tomo, di 612 pagine, e nel secondo, di mille, analizza in maniera capillare i vari passaggi della tipografia locale. Questi libri sono dedicati a studiosi e ad amanti del genere, letture di nicchia che comunque sono state distribuite in un considerevole numero di copie. Un altro importante sogno-progetto è pubblicare il completamento del Dizionario sul dialetto del Capacchi con la versione Parmigiano - Italiano (la versione precedente Italiano-Parmigiano ha avuto un successo enorme in quanto il libro si presenta come strumento estremamente fruibile e coinvolgente per i parmigiani)». 

Cosa leggeva il futuro editore da bambino? 
«Il Vittorioso, Topolino e il Corriere dei piccoli…tutti i lettori appassionati li avevano nella loro libreria».

Sopravviverà il cartaceo o prenderà il sopravvento il libro virtuale?
«L’e-book è comodo (soprattutto quando il volume cartaceo è fisicamente ingombrante) ma io penso che il vecchio e caro libro non morirà mai. Azzardo nel dire che la lettura tecnologica è una moda che, primo a poi, lascerà posto alla tradizione». 

Quali libri vorrebbe che sopravvivessero fra cento anni? 
«Tutti quelli che parlano della nostra magnifica città e ciò che concerne la sua cultura. E’ un patrimonio che non può e non deve essere disperso».

© Riproduzione riservata

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