Ricordo a un anno dalla morte
La macchina per scrivere è rimasta sullo scrittoio, muta. La bici in cantina, impolverata. Giovanna, la dolcissima moglie, sola. Noi orfani, come i nostri lettori. È una «Gazzetta» diversa, più povera, quella senza Giuseppe Marchetti, Pino per tutti quelli che gli hanno voluto bene e che oggi sentono un grande senso di vuoto. Sono tanti, tantissimi. I lettori affezionati (un esercito), gli scrittori e gli aspiranti tali: quelli che gli allungavano una busta con dentro un manoscritto: «Mi dice cosa ne pensa?». Chi non lo conosceva personalmente chiedeva il piacere a un amico comune, o a un libraio (chiedere conferma a Roberto Ceresini).
A tutti noi della «Gazzetta» manca il non poterlo più chiamare, a qualsiasi ora, per chiedergli un pezzo (mai una volta che abbia detto no). Che fosse l’assegnazione del Nobel o l’uscita di un libro di uno scrittore esordiente, o anche solo per un consiglio. Pino c’era, sempre. C’era dal lontano 1973, quando Baldassarre Molossi gli affidò l’incarico di critico letterario. In quasi mezzo secolo ha scritto non meno di tremila articoli (la stima è per difetto). Era l’unico collaboratore al quale abbiamo consentito fino all’ultimo di usare la macchina per scrivere (una Olivetti 80).
Portava le vecchie cartelle – trenta righe, spazio doppio (per le correzioni a penna), da sessanta battute – in bici, o le inviava con il fax. Quasi fino all’ultimo: non che si fosse convertito all’uso del computer, ci mancherebbe, aveva solo trovato un amico che ribatteva i testi e li spediva via email.
Mancano la sua simpatia, l’ironia, la generosità. Manca il non vederlo più in giro, sempre con Giovanna, sempre in bicicletta. Manca il non trovarlo alle presentazioni dei libri. Mancano la sua cultura, l’autorevolezza, la poliedricità: critico militante in primis, ma anche saggista, narratore, poeta, prefatore, componente di giurie letterarie, presentatore, volto televisivo (la rubrica Pagine e pagine, su «12 Tv Parma», è durata quasi vent’anni). Ci mancano «la fermezza morale e l’incredibile competenza» citate da Claudio Magris nell’affettuosissimo ricordo che scrisse per la «Gazzetta» in morte di Pino. «Uno di quei maestri che fanno di tutto per non apparire, e dunque tanto più sono e ci aiutano a essere. […] Una presenza discreta e necessaria cui la nostra cultura – e tanti di noi personalmente – deve tanto».
Tutti noi gli dobbiamo tanto: non fosse altro che per l’affetto che ha sempre riservato alla nostra cara, vecchia «Gazzetta». Puntare molto sulla cultura, nelle pagine di tutti i giorni, nell’inserto domenicale e nella tradizionale pagina Tutta Parma del lunedì, è anche un modo per rendere omaggio all’indimenticabile e indimenticato gentleman della cultura, e ancor prima all’amico.
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