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arte e cultura

Margherita, colta vedova ragazzina alla corte di Parma

Mostra Al Museo Mou di Oudenaarde (Belgio), fino al 5 gennaio

Museo Mou - Oudenaarde (Belgio)

04 Novembre 2024, 09:59

Dispiace per Maria Luigia: ma per quanto sia amata non è lei l'unica duchessa di Parma passata alla storia. Lo sanno gli studiosi e ora, per ribadirlo e farlo sapere al pubblico più ampio, arriva anche una mostra di respiro internazionale («Margherita. La figlia dell'Imperatore tra potere e immagine», fino al 5 gennaio 2025) aperta al Mou Museum di Oudenaarde, in Belgio e dedicata, appunto, a Margaretha van Parma: era la figlia dell'imperatore Carlo V, la moglie di Ottavio Farnese e la madre di Alessandro, governatore delle Fiandre ed eroe della battaglia di Lepanto. Senza queste figure l'Europa non sarebbe stata la stessa. E Parma, alla prima metà del 1500, stava al centro dei giochi del vero potere.

Proprio per questo la città fiamminga di Oudenaarde (celebre per gli arazzi e per essere la culla del ciclismo eroico) ha deciso di dedicare questa mostra a una donna speciale che nel nord Europa tutti ricordano come la duchessa di Parma. Dalle nostre parti, invece, pochi la celebrano. Ed è un vero peccato che sia così.

L'esposizione, che si tiene nello splendido municipio tardo gotico, racconta la vita di quella che non fu solo donna di intrighi ma anche un'appassionata mecenate, un'amante dell’arte. Ed infatti sono esposti disegni, arazzi, miniature, manufatti preziosi oltre a quadri che arrivano da mezzo mondo: da Buckingham Palace al Louvre, dal Rijksmuseum di Amsterdam al British Museum di Londra. E anche dalla Pinacoteca della Pilotta.

Nei quadri si vedono i ritratti di Margaretha, realizzati nel corso degli anni, ma si sfiorano anche rivisitazioni contemporanee della sua figura, attraverso una installazione dedicata alle Margherite moderne (nella chiesa di Nostra Signora di Pamele) dove si alternano immagini e suoni d'impronta rinascimentale. D'altra parte la duchessa Margaretha, italianizzata in Margherita, durante la sua permanenza a Parma fece molto per le arti e per la musica in particolare: di lei si sa che suonava il clavicembalo e fu mecenate di molti artisti. Con il suo aiuto, il marito Ottavio Farnese trasformò la corte di Parma in un fiorente centro musicale e l'autore più famoso della cappella di corte fu Cypriaan de Rore, uno dei più grandi innovatori musicali del suo tempo, celebre per i suoi madrigali che influenzarono la musica del Rinascimento.

Tra i pezzi esposti nella mostra, emergono le preziose opere dell’Album di Bruxelles, una raccolta di tredici miniature su pergamena conservata a Varsavia ma anche tre dipinti che arrivano dalla Pilotta: si tratta del ritratto di Alessandro Farnese di Anthonis Mor e dei ritratti di Margherita e del marito Ottavio Farnese realizzati da un anonimo fiammingo, conservati nella Galleria Nazionale dal 1831.

Ma chi era Margherita e perché è così importante per Parma e per la storia europea? Per capirlo occorre riassumere la sua strabordante biografia: e, detto con rispetto, ha avuto una vita più piena di colpi di scena di quella dell'eroina di una serie tv.

Margaretha nacque dalla fugace relazione clandestina tra il 21enne imperatore Carlo V e una, si dice, graziosa ricamatrice di arazzi dal nome di Jeanne van der Gheynst. La giovane mamma, troppo plebea, venne indennizzata dall’imperatore con una somma adeguata mentre la piccola Margaretha fu portata a Bruxelles dove fu cresciuta come una vera Asburgo, avviata alle lettere, alla musica, all'arte ma anche alla caccia e all'equitazione. Il suo destino era segnato: essere offerta a qualche testa coronata per cementare alleanze e rafforzare accordi come quello tra Carlo V e papa Clemente VII, ancora inferocito con l'imperatore dopo il sacco di Roma. Fu allora promessa, appena 14enne, al duca di Firenze, Alessandro de’ Medici, con cui restò sposata però solo un anno. Il marito infatti fu ucciso da un cugino durante una congiura di palazzo.

Lei diventò una vedova ragazzina, iniziò a firmarsi la «trista Margarita» e tornò ad essere una disponibile pedina sulla scacchiera dei matrimoni combinati del padre. Papa Clemente nel frattempo era morto, al soglio di Pietro era salito Paolo III Farnese e Margherita sposò, nientemeno che nella cappella Sistina, Ottavio Farnese, tredicenne nipote del pontefice in quanto figlio di suo figlio Pier Luigi destinato, per questo, ad essere duca di Parma e Piacenza. La location, certo, era splendida ma il matrimonio fu un disastro. Lei andò all'altare con i colori del lutto e da subito dimostrò di detestare il neo sposo, rifiutandosi di abitare con lui e insediandosi a palazzo Medici che da quel giorno, visto che lei era detta confidenzialmente «la Madama d'Austria», divenne appunto Palazzo Madama. Oggi ospita il Senato della Repubblica italiana, allora vide le sue bizze e le lunghe paternali del fondatore dei Gesuiti, Ignazio di Loyola, che da abile confessore usò ogni argomento per convincerla che il matrimonio ormai si era fatto. E quindi occorreva onorarlo e consumarlo.


Fu persuasivo: dall'unione, il 27 agosto 1545, nacquero due gemelli. Carlo (che sarebbe morto a 4 anni) e Alessandro che, in seguito fu duca di Parma, governatore delle Fiandre e maestro nell'arte della guerra oltre che padre di quel Ranuccio I a cui dobbiamo ancora dire grazie: a lui si devono la Cittadella, la Pilotta e lo splendido teatro Farnese oltre che uno sforzo di modernizzazione che fece di Parma una delle capitali dell'epoca.

Ma torniamo alla volitiva Margaretha: lei entrò finalmente a Parma trionfalmente il 2 luglio 1550 insediandosi come duchessa al fianco del marito Ottavio e restò per sei anni. Furono tempi tutt'altro che facili: per il marito non provava affetto e il ducato era al centro delle lotte furibonde tra francesi e papato ma la ferma reazione di Ottavio, pare, sia riuscita in parte a conquistare almeno la stima di Margherita che contribuì, sia pure con lunghe assenze per diventare governatrice dei Paesi Bassi, alla crescita culturale della città: in quel tempo a corte c'erano ben 16 musicisti stipendiati a tempo pieno, furono messe in scena diverse opere teatrali, pittori italiani e fiamminghi lavorarono arricchendo le collezioni e molte opere furono acquisite (ma quasi tutte sono finite disperse tra Napoli e altri musei). Non solo: fu innalzato il primo nucleo della Pilotta e si iniziò ad abbellire il palazzo del Giardino. Insomma, Parma come la conosciamo stava crescendo. Ma l'amore no, quello tra il duca e la duchessa non arrivò mai. Dopo l'ennesimo viaggio al nord, Margaretha si trasferì a Piacenza dove fece costruire nel 1558 il Palazzo Farnese. E proprio a Piacenza fu sepolta dopo la morte nel 1586: ora riposa nella chiesa di San Sisto.

Qui finisce la biografia: ma resta il fascino di una donna che fu maestra di stile e abile diplomatica, amazzone scatenata e protagonista del suo tempo. Se allora ci fossero stati i social forse sarebbe stata una influencer. E la mostra rivela anche l'abilità nell'autopromozione: tanti sono i ritratti di lei e non a caso uno di questi, che arriva dalla Royal Collection di Buckingham Palace, pare sia tra i preferiti di Sua Altezza Carlo III. Ma poi ci sono anche abiti, gioielli, pezzi di straordinaria vita quotidiana di chi dava del tu a papi e re. Forse meriterebbe di essere ricordata meglio anche per questo: se Parma oggi ha opere d'arte, tradizioni culturali e capolavori lo si deve anche a questa donna e alla sua eredità. Maria Luigia non si offenda: la bellezza è una sola. Ma, per fortuna, può avere molte madri.

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