CINEMA
L'amore al tempo di Tinder (e di Grindr): oltre le convenzioni sociali e in fuga dal giudizio altrui, per poi scoprirsi, magari, improvvisamente felici. E compresi. Nella Norvegia progressista, una riflessione dialettica molto contemporanea e intima su sesso e morale, spaccato fedele dell'attuale precarietà (e condizione) sentimentale e esistenziale, laddove il corpo è e resta un campo di battaglia, in amore e in malattia.
Interessante e autentico, «Love», capitolo finale (il primo, ma che è stato l'ultimo a uscire, è «Sex», mentre il secondo si chiama «Dreams» e ha vinto il Festival di Berlino) di una trilogia (in programma all'Astra nella rassegna «Sguardi nascosti») che il regista e scrittore Dag Johan Haugerud ha dedicato a sessualità, trasgressione e desiderio, è un film solo apparentemente di testa ma che in realtà finisce per toccare corde profonde, grazie a uno sguardo molto onesto, schietto, sul presente e a un approccio umanista che non si limita a uno studio antropologico, abbracciando con partecipazione le vicende dei suoi protagonisti, che mettono in gioco la loro sensibilità in un sistema complesso.
L'urologa Marianne fa amicizia con l'infermiere Tor: lei, sola da un po' di tempo, è tentata di iniziare una relazione con un uomo che ha due figlie e due divorzi alle spalle, mentre lui, gay, preferisce gli incontri occasionali, fino a quando sul traghetto che porta a Oslo, non conosce un uomo che rivedrà come paziente nell'ospedale dove lavora...
Dopo un inizio tosto, «Love» (lunedì all'Astra in versione originale sottotitolata) va alla ricerca di un’identità relazionale in modo forse verboso ma complice e credibile, con movimenti di macchina calibratissimi, in un racconto intimista che non esclude nessuno.
Regia: Dag Johan Haugerud
Interpreti: Andrea Braein Hovig, Tayo Cittadella Jacobsen
Norvegia 2024, 1 h e 59'
Genere: Drammatico
Dove: Astra (solo lunedì)
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