Meno lavoro nei settori moda e ristorazione, cresce nel comparto software nel 2020.
L’occupazione cala in Emilia-Romagna nel 2020 ma meno del previsto e con forti differenze settoriali: la pandemia ha colpito diversamente e quindi da un lato c'è l’aumento degli occupati in attività legate a informatica e servizi finanziari, mentre cali pesanti hanno interessato il commercio, la ristorazione, i servizi di somministrazione di lavoro, la subfornitura meccanica e la moda.
E' la fotografia scattata da uno studio di Unioncamere Emilia-Romagna. Nella media del 2020 gli addetti nelle imprese sono diminuiti dell’1,4% (-23.482) rispetto al 2019, grazie a misure adottate a salvaguardia dell’occupazione. In totale sono risultati poco più di un milione e 700mila. La riduzione dei dipendenti è stata meno rapida (-1,2%) di quella degli indipendenti (-1,8%).
La tendenza negativa è stata trainata dall’andamento dei servizi, dove si sono persi 5.991 occupati (-2%). Ad avere pagato lo scotto maggiore sono stati gli occupati nella ristorazione (-4.600, -3,3%) e nei servizi di alloggio (-2.733, -8%), per il 90% dipendenti. Nelle attività creative, artistiche e di intrattenimento hanno perso il posto 1.005 dipendenti (-13,5%). Ci sono anche settori dove l’occupazione è aumentata: è il caso delle attività di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (+1.528 addetti, +7,1%). Recuperando un pesante primo trimestre, l’industria chiude l'anno con una perdita relativamente limitata di 4.508 addetti (-0,9%). La perdita occupazionale più ampia per la fabbricazione di prodotti in metallo (-2%). Male la moda (-6% nelle confezioni, -7% nella pelletteria).
Col segno più la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali (+6,7%). Nonostante le gravi difficoltà a impiegare manodopera nell’estate, in agricoltura l'occupazione ha subito solo una lieve flessione (-0,3%). (ANSA).
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