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Parmacotto, concordato chiuso due anni prima. Nuovi investimenti

15 Dicembre 2020, 10:14

La società Parmacotto è uscita dal concordato con due anni di anticipo. Una notizia che vale doppio in tempi di pandemia.

 «Aver  ridato slancio e soprattutto aver mantenuto a Parma  un marchio importante dell'industria alimentare, che porta proprio  il nome Parma, è motivo di grande soddisfazione - dice il presidente Giovanni Zaccanti -. Merito di un lavoro di squadra, fatto di persone capaci e competenti,  prima e dopo il mio arrivo, che hanno creduto in questo progetto a lungo termine e il marchio lo meritava».

C'è  entusiasmo nelle parole del presidente, «un imprenditore di Bologna -  rimarca l'amministratore delegato di Parmacotto, Andrea Schivazappa -  che tiene molto al fatto che il marchio sia rimasto a Parma». Ma torniamo al traguardo raggiunto.

«Il concordato, omologato nel 2017, è stato chiuso con due anni di anticipo perché abbiamo adempiuto a tutti gli obblighi previsti nel piano industriale presentato nel novembre del 2014 - premette Schivazappa -. Abbiamo fatto  sacrifici, ma  era importante uscire il prima possibile,  innanzitutto a livello di immagine. Ora possiamo  chiedere  finanziamenti bancari per portare avanti il piano di investimenti previsto nei prossimi due-tre anni. Non solo. Nel chiudere il concordato siamo diventati un gruppo formato da tre anime: Parmacotto, la controllata negli Usa  Parmacotto Llc e la Fratelli Boschi, acquisita nel 2019».

Il 2020? «A risentire maggiormente dell'emergenza sanitaria è stata la controllata  Usa  - spiega  l'ad -  dipendiamo per circa il 40% dal settore del food service e quindi abbiamo avuto un periodo difficile da marzo ad agosto. Chiuderemo tuttavia con 10 milioni di dollari di fatturato, in linea con il 2019. Per la Fratelli Boschi è stato invece un anno di ristrutturazione: organizzativa di immagine grafica,  brand position e di innovazione degli impianti e degli stabilimenti, un anno in cui si conferma il fatturato di 11-12 milioni del 2019. La Parmacotto, infine, archivia un 2020 particolarmente positivo nel comparto del libero servizio  dei prodotti a marca, grazie anche agli effetti del ritorno in comunicazione. A questo si aggiunge una tenuta dei prodotti banco taglio e complessivamente, quest'anno la crescita sarà di circa il 20% che ci permetterà di raggiungere un consolidato di 100 milioni. Quando siamo partiti, nel 2015, il fatturato era di 52 milioni».

Progetti? «Da quando abbiamo raggiunto la governance definitiva, con l'ingresso del presidente Zaccanti, ci siamo dati obiettivi di crescita importanti. Anche in concordato abbiamo sempre generato liquidità e investito circa 20 milioni di euro dal 2018 a oggi, sia per l'acquisizione delle due società ora nel gruppo, che per l'adeguamento e l'ammodernamento di impianti e stabilimenti. Da qui al 2022 abbiamo un piano ambizioso che prevede investimenti per altri 25 milioni. Attueremo un ampliamento nello stabilimento di Marano, oltre a un ulteriore adeguamento del sito di San Vitale  e della Boschi. Non solo. Nel secondo semestre del 2021 inizieranno i lavori per la realizzazione del nuovo stabilimento negli Stati Uniti, dove intendiamo strutturarci. Spazio anche alla green economy con la realizzazione di un impianto fotovoltaico a Marano e un impianto di trigenerazione a San Vitale che a fine anno ci consentirà di ridurre le emissioni di Co2 del 50%. Non ultimo è in programma un piano imponente di digitalizzazione. 

La nostra prospettiva è di lungo periodo, una visione industriale. L'azienda non distribuisce dividendi, continua a crescere e a patrimonializzarsi: una visione etica, generare valore e ricchezza, anche sul territorio. Il nostro piano  non ha portato alcun licenziamento. Nel 2015 eravamo in 140 adesso siamo 230 più 160 agenti».

 Altre acquisizioni in vista? «La crescita del gruppo passerà anche da questo obiettivo, però servono i tempi giusti - avverte Schivazappa -. Se ci saranno opportunità le valuteremo».

Quotazione in Borsa? «Al momento no. Ne riparleremo tra un anno». 
 

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