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Editoriale

Italia in bilico tra antichi saperi e innovazione

Italia in bilico tra antichi saperi e innovazione

di Patrizia Ginepri

09 Maggio 2022,11:45

Che riguardi il settore alimentare, o altri come impiantistica, moda, meccanica e design, il principio resta lo stesso: è fondamentale per il sistema economico e produttivo del nostro Paese stare al passo con l'innovazione, ma soprattutto tramandare gli antichi saperi, binomio imprescindibile per crescere nuove generazioni di interpreti del made in Italy. Non ci sono altre vie. L'Italia può continuare a essere competitiva solo se è in grado di trasmettere ai giovani la cultura della qualità e tutto ciò che determina l'unicità dei prodotti di un territorio. In un mondo sempre più digitalizzato ed etereo, le antiche arti artigiane rischiano di scomparire con il loro bagaglio di tecniche secolari, spesso espressione di tradizioni culturali tramandatesi negli anni. Questa consapevolezza, peraltro diffusa, deve tradursi in azioni strategiche e le iniziative di certo non mancano.

Le aziende più strutturate hanno le «academy» al loro interno, altre si uniscono in rete con le istituzioni, per creare progetti ad hoc nei diversi distretti produttivi creando un punto di incontro tra domanda e offerta di figure specializzate. Gli imprenditori stanno dimostrando di essere sempre più determinati a fornire il loro contributo per costruire un sistema educativo davvero in grado di generare progresso e sviluppo economico.

Ma veniamo agli scenari. Se da un lato la nostra vita sarà sempre più permeata da tecnologia, informatica e robotica, dall’altro nei prossimi anni il mondo del lavoro sarà caratterizzato dalla crescente richiesta di professionalità basate su competenze umane che le macchine non possono rimpiazzare: manualità, ingegno e creatività. Lo affermano recenti studi sulle tendenze dell’occupazione nei paesi ad alto reddito, secondo i quali l’artigianato e i lavori basati sul «saper fare con le mani» saranno tra le professioni più ricercate in futuro. Questo concetto è già condiviso a più livelli e non solo nel Belpaese. Basti pensare a un grande gruppo della moda come Lvmh, con le sue 75 maison che hanno sottoscritto un programma chiamato “We for Me” per i Métiers D’Excellence, con lo scopo di trasmettere il savoir-faire artigiano alle nuove generazioni, prima attraverso un programma di istruzione e poi con il lavoro.

I mestieri d’eccellenza sono quelli dell’alto artigianato, delle lavorazioni specializzate. Prendiamo la maglieria: in Italia non ci sono scuole riconosciute, si passa dall’istruzione informale in botteghe, sempre più rare, alla confezione industriale. Ecco perché da Loro Piana, uno dei marchi del gruppo, artigiani esperti in maglieria sono stati coinvolti nella formazione delle nuove generazioni, per non perdere quel saper fare unico al mondo. Anche il nostro territorio si sta muovendo in questa direzione.

L'esempio più recente è l'Academy del Prosciutto di Parma, che nascerà tra poco più di un anno a Langhirano. Nel corso della presentazione del progetto, alcuni giorni fa, si è percepita chiaramente la soddisfazione da parte di tutti gli attori, pubblici e privati, per un sistema che ha fatto rete attorno all'idea di tramandare alle nuove generazioni i valori di una filiera portante della Dop economy. La strada è quella giusta, ma c'è un altro problema non secondario da risolvere, di natura culturale.

Negli ultimi anni i giovani sono stati cresciuti a pane e management, spinti a credere che il lavoro intellettuale abbia più dignità di quello manuale. A loro non va insegnato questo, bisogna porre la questione in una nuova prospettiva. Le grandi maison del lusso francesi, come accennato in precedenza, hanno già riconosciuto al nostro “saper fare” un valore assoluto nel mondo, investendo fortemente nel nostro Paese. Ora più che mai, occorre rendere i mestieri della nostra tradizione interessanti e innovativi. Vanno promossi come parte integrante di ciò che chiamiamo il contemporaneo, facendo piazza pulita dei luoghi comuni. Gli stimoli sono tantissimi: chi lavora in una filiera artigiana non deve essere semplicemente custode della tradizione, ma deve anche sperimentare.

© Riproduzione riservata

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