×
×
☰ MENU

L'editoriale

Cosa significa oggi per le imprese «sviluppo sostenibile»

Cosa significa oggi per le imprese «sviluppo sostenibile»

di Pierluigi Marchini e Veronica Tibiletti

13 Maggio 2022,19:21

La parola sostenibilità deriva dal latino “sustinere”, che significa sostenere, conservare, prendersi cura. Più recentemente, in ambito economico tale espressione è stata più nello specifico declinata attraverso il concetto di “sviluppo sostenibile”, coniato ufficialmente nel 1987 all’interno del rapporto “Our Common Future” pubblicato dalla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo e successivamente ribadito nel 1992 alla Conferenza di Rio de Janeiro sull’ambiente e lo sviluppo definendolo come “uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.

Focalizzare l’attenzione sull’etimologia della parola “sostenibilità” è importante in quanto, ad oggi, se ne rileva spesso un uso ampio e generalizzato, a tratti vago, che non porta sovente a coglierne appieno gli effettivi impatti, soprattutto per quanto riguarda le condotte di carattere economico-imprenditoriale.

Dal punto di vista aziendale, è pertanto di fondamentale importanza evidenziare come lo sviluppo sostenibile non debba essere confuso con il concetto di impresa “socialmente responsabile”, e quindi legata al territorio o all’ambiente in relazione a sporadiche iniziative di carattere filantropico; quanto piuttosto cogliere appieno un cambio di paradigma aziendale che nella sostenibilità e nella “creazione di valore condiviso” delinea una innovativa strategia per il successo economico, in grado di generare al contempo progresso e valore sociale attraverso l’integrazione delle questioni ambientali e dei bisogni sociali nel core business e nella strategia d’impresa.

Il contesto attuale è noto e vi sono almeno tre elementi da tenere a mente. Primo: le emissioni globali di CO2 sono in aumento, nonostante la temporanea ma non decisiva riduzione registrata nel periodo Covid-19, e l’opinione pubblica è sempre più sensibile, anche in termini di decisioni di acquisto, ai temi ambientali. Secondo: i fattori ESG (ambiente, sociale e governance) influenzano oggi in maniera molto rilevante il panorama degli investimenti finanziari, basti pensare al dato delle emissioni di “obbligazioni sostenibili”, raddoppiato dal 2019 al 2020.

Terzo: la sostenibilità crea valore, e vi sono ormai all’attivo diversi studi empirici che, mettendo in correlazione iniziative di sostenibilità e risultati economico-finanziari, dimostrano come nel medio-lungo termine le aziende sostenibili crescano e sopravvivano meglio di quelle “non sostenibili”. Tutto questo passa anche attraverso i mutamenti del quadro normativo internazionale, nel quale si è registrata negli ultimi anni una forte crescita nell’utilizzo degli strumenti di reporting - volontari e non - di sostenibilità. L’evoluzione del quadro normativo sottolinea come gli investitori stiano spingendo le società verso una maggior comunicazione dei fattori di sostenibilità, temi che diventeranno ancora più pressanti con la Direttiva CSRD, in vigore dal 2024 per le imprese di grandi dimensioni (imprese con sede in Europa con più di 250 dipendenti) e dal 2026 per le PMI quotate sui mercati europei (ad eccezione delle microimprese). Ad esito di tale Direttiva, si stima che il numero di imprese in Europa che pubblicano il report di sostenibilità passerebbe da 11.000 a quasi 50.000.

A questo si aggiunge il fortissimo stimolo dato dalla Tassonomia UE (Regolamento UE 2020/852), già in vigore dal 2022 per le società già soggette all’obbligo di pubblicazione delle Dichiarazione non Finanziaria (DNF) e gli operatori finanziari. In sintesi, questa “classificazione” di attività sostenibili verrà sempre più impiegata dagli operatori finanziari per effettuare le proprie scelte di investimento e finanziamento. Ciò dovrebbe indirizzare, in modo più trasparente e consapevole, verso investimenti sostenibili law-carbon o carbon neutral e, nei settori a maggiore impatto climatico (es. energia, trasporti, costruzioni), selezionare le imprese che hanno intrapreso percorsi di transizione ecologica.

Il messaggio finale che ci viene dal Legislatore Comunitario e dagli operatori finanziari, di conseguenza, è chiaro: sono diverse le azioni che un’azienda deve mettere in pratica per far sì che la sostenibilità non rimanga un’iniziativa “di facciata” e il reporting non finanziario è, quindi, l’esito di un percorso complesso e articolato. L’economia dell’Europa sta attraversando una fase molto vicina a quella di una rivoluzione industriale, e la finanza può rappresentare una leva fondamentale nello sviluppo sostenibile e uno stimolo per le imprese ad intraprendere percorsi di sostenibilità, in una visione di medio-lungo periodo e di creazione di valore nel tempo.

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI