Editoriale
Per il 2023 economisti e investitori suggeriscono previsioni diverse. Gli economisti - a partire dal Fondo monetario - prevedono una recessione tecnica, breve e non troppo profonda (crescita del Pil attorno allo zero), perché le banche centrali, a partire dalla Fed americana, continueranno la politica di rialzo dei tassi, seppure con incrementi ridotti perché i tassi d’inflazione (quelli «core» che escludono alimentari ed energia) si stanno riducendo (confermato a dicembre). In misura più veloce negli Stati Uniti dove l’inflazione proviene da un eccesso di domanda, rispetto all’Europa dove l’inflazione proviene dall’aumento dei costi dell’energia. Ultima scoperta: l’aumento dei tassi aumenta rapidamente il livello di disoccupazione, ma riduce molto più lentamente il tasso d’inflazione.
Gli investitori condividono l’analisi degli economisti, e cercano di anticiparla come previsioni sui prezzi delle attività finanziarie, azioni e bonds. A breve termine potremmo avere un ribasso dei prezzi, però seguito da un lento e progressivo rialzo. A fine anno 2023 i prezzi dovrebbero essere più elevati rispetto al gennaio.
Con una differenza significativa tra mercati europei ed americani.
L’indice Stoxx Europe 600 da fine settembre è cresciuto del 18%; l’equivalente di Wall Street S&P 500 è cresciuto soltanto del 9,4%. Questo ha invertito la tendenza post-2008, durante la quale le azioni europee hanno viaggiato in ritardo rispetto agli Stati Uniti. L’effetto dei tassi zero e dell’immissione di nuova moneta ha avvantaggiato nel decennio i mercati finanziari americani. Dall’autunno però l’Europa si è avvantaggiata per la riduzione dei costi dell’energia e (in prospettiva) dalla fine della politica di lockdown in Cina, partner commerciale principale per l’Europa.
A questo si aggiunga che le azioni europee sono molto più a buon mercato delle azioni americane. Il multiplo prezzo/utili è a 12 mesi di circa 12 volte. Lo sconto più elevato rispetto alle azioni americane degli ultimi 30 anni.
Prospettive favorevoli per le azioni europee da raccogliere senza troppo entusiasmo, perché restano chiare le parole della presidente Lagarde sul prossimo rialzo dei tassi dello 0,50: avanti così fino al raggiungimento dell’obiettivo dell’inflazione al 2%.
Negli Stati Uniti il 2022 è stato un pessimo anno per azioni e bond. Ma storicamente - a parte il biennio del crollo delle dot.com ad inizio anni 2000 - non è mai capitato di avere due anni consecutivi con riduzione dei prezzi. Tenendo anche conto che per ritrovare un rialzo dei tassi d’interesse così rapido bisogna andare all’inizio degli anni ’80, con la politica monetaria super restrittiva di Paul Wolker, 40 anni fa.
Ma anche nel caso americano la prudenza è d’obbligo.
Per le azioni «growth» (innovative e tecnologiche, che prospettano profitti futuri crescenti), il rapporto prezzo/utile è storicamente molto elevato, ed il recente calo dei prezzi riporta l’indice al 2019, comunque il più elevato dalla crisi del 2008, dopo un decennio di mercato-toro.
Per le azioni «value» (che hanno una capitalizzazione di borsa prossima al valore di libro), i prezzi sono più ragionevoli, ma in questo caso gli utili futuri dipendono strettamente dall’andamento del ciclo economico.
Nel valutare gli investimenti nell’ottica del lungo termine -sempre d’obbligo per l’investitore-risparmiatore (non-speculatore) - è necessario tener conto dell’eccezionalità del contesto macroeconomico dell’ultimo decennio (escluso il 2022): tassi d’interessi a zero, che hanno finanziato le innovazioni tecnologiche ad alto rischio; e crescita illimitata dell’offerta di moneta, che ha coperto le ampie emissioni dei debiti pubblici, in coincidenza con l’esplosione della pandemia di Covid.
E il 2023 non sarà così. La copertura dei debiti pubblici dovrà essere assicurata dal settore privato, sia negli Stati Uniti come in Italia.
Se tutto funziona (inflazione in discesa e tassi d’interesse stabilizzati), il 2023 potrà essere una buona annata per gli investimenti finanziari.
Se l’inflazione rimane elevata e i tassi d’interesse continueranno a crescere, il 2023 potrebbe essere un altro anno di sofferenza.
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