PREZZI
Inflazione, l'Istat rivede al ribasso le stime sul mese di aprile. L'indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,1% su base mensile (inflazione congiunturale) e dello 0,8% su base annua (inflazione tendenziale). Parma è decisamente sopra il tasso nazionale: +1,6% tendenziale, +0,2% congiunturale. Anzi, secondo l'Unione nazionale consumatori (Unc), Parma è la terza città più cara in Italia questo mese.
In base ai dati pubblicati dal Comune, la spesa che più vede rialzi nei prezzi medi in città è quella per «Servizi sanitari e spese per la salute»: +5,5% annuo (stabile a livello mensile). Servizi ricettivi e di ristorazione +4,2%, Trasporti +2,9%, Abbigliamento e calzature +2,8%, Istruzione +2,5%. Il settore degli Alimentari è in linea con l'indice cittadino: +1,6% rispetto ad aprile 2023. Non mancano settori in cui i prezzi medi calano, a Parma: Abitazione, acqua, energia elettrica e altri combustibili -6,9% annuo, Comunicazioni -6,7%.
L'Unione nazionale consumatori ha stilato la top ten delle città più care d'Italia, in termini di aumento del costo della vita, basandosi sui dati dell'Istat. In testa alla top ten delle più care d'Italia, Venezia, dove l'inflazione pari all'1,9%, la più alta d'Italia ex aequo con Siena e Brindisi, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva su base annua, equivalente in media a 501 euro per una famiglia veneziana. In seconda posizione c'è Siena, dove il rialzo dei prezzi dell'1,9% determina un incremento di spesa annuo pari a 485 a famiglia.
Parma è al terzo posto. Con un tasso tendenziale di +1,6%, una famiglia media si ritrova con una spesa supplementare pari a 435 euro annui. Stessi valori per Rimini.
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