Fidenza
Nella foto, un momento della giornata dedicata al business fra Italia e India al Fidenza Village.
Le relazioni bilaterali tra Italia e India guardano con sempre maggiore interesse alla Food Valley. È quanto è emerso all’India & Italy Business Meet, che si è tenuto ieri sera al Fidenza Village. Un’occasione di confronto voluta dalla Camera di Commercio italiana a Nuova Delhi, in collaborazione con il gruppo Il Sole 24Ore. Al centro del dibattito i limiti e le opportunità di un grande Paese, che nei prossimi tre anni potrebbe diventare la terza economia del mondo, con oltre dieci milioni di super-ricchi affascinati dal made in Italy.
«L’India ha bisogno di un salto di qualità nella gestione del cibo - ha spiegato Claudio Maffioletti, ceo e segretario generale della Camera di commercio italiana in India - dal momento che oltre il 60% delle merci deperibili rischia di essere sprecato per l’assenza di tecnologie e macchinari industriali all’avanguardia per il confezionamento, con un’emergenza particolare per la catena del freddo e la distribuzione. La Gdo non è presente in maniera così capillare, ma nelle piccole botteghe arrivano i prodotti italiani, dall’aceto balsamico alla pasta, dai salumi ai vini. Una delle bandiere italiane che non riesce a trovare spazio è il Parmigiano Reggiano, a causa delle restrizioni religiose legate all’utilizzo del caglio bovino».
La crescente attenzione degli indiani per l’italian food è stata confermata da Anita Ziliotto, marketing & business development manager di Alma, la Scuola internazionale di cucina italiana. Dal grande Paese orientale sono finora oltre duemila i ristoratori che arrivano a Colorno, attratti dal know-how degli chef italiani.
Altro tema emergente è lo straordinario bacino di potenziali turisti per l’Italia e per la Food Valley. Lo ha evidenziato Edoardo Vittucci, business director del Fidenza Village. «Siamo orgogliosi di aver potuto ospitare questo meeting - ha sottolineato Vittucci - confermando così il ruolo di acceleratore di processi che il Village vuole essere. Da vent’anni siamo punto di riferimento dello shopping, ma allo stesso tempo creiamo economia per il turismo. Guardiamo all’India con molto interesse. Negli ultimi anni la crescita dei visitatori indiani è stata a doppia cifra, con una domanda non solo legata alla moda, ma a tutte le eccellenze territoriali».
Il ponte con l’India è già una realtà, con la più grande comunità dell’Emilia-Romagna. Nel Parmense - ha ricordato Davide Malvisi, sindaco di Fidenza - lavorano e vivono oltre cinquemila cittadini di origine indiana.
Tra le barriere agli scambi commerciali ci sono le politiche doganali, con dazi ancora molto pesanti per le importazioni dall’Italia. Ad oggi, oltre 800 aziende italiane hanno aperto industrie in India, per circa 3,5 miliardi di euro di investimenti, con una prevalenza del manifatturiero. Cresce anche la presenza di aziende indiane in Italia, con più di cento presenze nel Nord-Ovest del Paese e due miliardi di investimenti in aziende già esistenti del settore manifatturiero.
Hanno partecipato all'iniziativa anche Emanuela Sabbatini, business development manager della Camera di commercio italiana in India, Alessandro Giuliani, presidente della Camera di commercio italiana in India, in collegamento video Antonio Bartoli, ambasciatore d’Italia a Nuova Delhi, Vani Rao, ambasciatrice dell’India a Roma. La tavola rotonda, moderata da Lorenza Scalisi, lifestyle & travel journalist, ha visto la partecipazione di Amit Gothwal, executive chef del presidente della Repubblica dell’India (videoclip), Giuseppe Reggiani, ceo e presidente di Clevertech Spa, Stefano Concari, ceo di Tropical Food Machinery.
Sugli strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese, sono intervenuti Francesca Alicata, responsabile relazioni internazionali di Simest, Riccardo Honorati Bianchi, head, country system initiatives, Cdp (videoclip), Alessandro Alicata, agente Il Sole 24 Ore. Ha concluso i lavori Rosario Zaccà, consigliere della Camera di commercio italiana in India.
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