La rivoluzione tecnologica
Il cambiamento del mercato del lavoro procede a una velocità tale che, in soli tre anni, a livello globale, è prevista la nascita di 130 milioni di nuove occupazioni. Tutto questo cosa significa? Che il 50% dei lavoratori avrà bisogno di sviluppare nuove competenze, perché quelle in loro possesso saranno considerate obsolete. Non solo. Entro il 2030, sempre secondo le stime, in Europa i lavori manuali diminuiranno del 20%, mentre saliranno del 39% le attività cosiddette Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Ciò che colpisce, tuttavia, è che il 60% dei lavori del futuro è ancora da inventare e il mondo della formazione ha di fronte una sfida senza precedenti.
La rivoluzione tecnologica
Lo scenario descritto è la conseguenza della rivoluzione tecnologica che ci ha investito. D'ora in avanti l’esigenza principale da parte delle aziende è quella di richiedere profili altamente specializzati e, al tempo stesso, la formazione continua sarà un valore aggiunto fondamentale in qualsiasi settore. Servirà un piano d’investimento per formare le figure necessarie al sistema produttivo. Si spazierà tra gli ambiti più svariati e impensati, con competenze finora mai approcciate.
Un esempio? Il progettista di visite turistiche ed eventi culturali virtuali. Le due professioni originarie sono l’agente di viaggio e l’organizzatore di eventi; le competenze intorno alle quali avviene il processo di fusione sono le conoscenze di informatica, elettronica e comunicazione, che hanno messo in luce la necessità di ideare nuove modalità di fruizione del servizi. In generale, il mondo digitale, rivolge il suo sguardo verso figure come ingegnere robotico, cloud architect, ingegnere dei dati e consulente data management. Un esempio di una futura professione è il tecnico delle macchine a guida autonoma, che richiederà una figura professionale con competenze meccaniche e informatiche. In sostanza, la vera sfida sta proprio nel dare vita a progetti di formazione che rispondano all’esigenza di queste figure ibride.
Lo scenario che cambia velocemente
“Le nuove professionalità – mette subito in chiaro Alberto Sacchini, direttore di Cisita, ente di formazione dell'Unione Parmense degli Industriali e del Gruppo Imprese Artigiane -dipendono dalle nuove necessità che emergono all'interno del sistema economico-produttivo. Sono una conseguenza delle grandi transizioni in atto: digitale, green e demografico-sociale, quest'ultima non secondaria perché determina un forte cambiamento che riguarda le persone da formare”.
Parlando in particolare della digitalizzazione – prosegue Sacchini -, sicuramente ci rendiamo conto di quanto sia diventata pervasiva nelle nostre vite professionali e personali. Rispetto al passato riscontriamo un'enorme produzione di dati e abbiamo strumenti mai avuti finora, in termini di capacità di raccolta memorizzazione, analisi e rielaborazione, tra cui l'intelligenza artificiale che riesce a rendere utile la massa di informazioni elaborate in una maniera che, quantitativamente e qualitativamente, era inimmaginabile fino a poco tempo fa, Detto questo, di tutti i cambiamenti in corso, l'aspetto più caratterizzante è la velocità, oltre alla concomitanza di tante macro trasformazioni, che convivono e rendono complesso il lavoro di ogni organizzazione e l'aggiornamento professionale. La velocità dei cambiamenti rende più difficoltoso l'aggiornamento di scuola superiore e università, che hanno programmi pur con una certa autonomia, legati agli schemi ministeriali che faticano a proporre un continuo aggiornamento dei contenuti. Da questo punto di vista la formazione professionale, di cui Cisita fa parte, ha il vantaggio di una maggiore flessibilità, tale da poter inserirsi nella struttura consolidata dell'istruzione, peraltro insostituibile, aggiungendo quella capacità di aggiornamento rapido e continuo oggi indispensabile”.
Formazione e aziende
“I contatti diretti con le aziende e i rapporti abituali con scuole, università e centri di ricerca, ci permettono di avere un punto di osservazione privilegiato sui cambiamenti in atto – spiega il direttore di Cisita -. In questo modo ci rendiamo conto di poter coprire quella parte di formazione al passo, in tempo reale, con le esigenze che stiamo riscontrando”. Sono tanti i fattori da considerare.
“Riguardo al cambiamento demografico-sociale accennato in precedenza, vorrei sottolineare un aspetto importante. - prosegue Sacchini -. Chi è più predisposto a portare una ventata di novità e capacità innovativa all'interno delle aziende, e mi riferisco alle giovani generazioni, oggi è numericamente inferiore rispetto al passato e questo è legato a fatto che ancora una percentuale ridotta di giovani sceglie percorsi formativi legati alle materie Stem, peraltro i più richiesti dal sistema economico. In tutto questo esiste anche una disparità di genere, che deriva da stereotipi culturali piuttosto che da una questione di capacità. In generale, partendo da una base solida, come abbiamo, di cultura generale dovremmo riuscire a investire un po' di più su percorsi che, in questo momento, sono più coerenti con quello che le aziende richiedono. Ad esempio, una competenza multidisciplinare. Diversi anni fa quando hanno iniziato a succedersi in rapida evoluzione, internet economy e altre transizioni come sostenibilità, internazionalizzazione e la stessa digitalizzazione, ci si chiedeva se all'interno delle aziende fossero necessarie figure specializzate. In realtà, si è capito che non poteva essere questa la strada. E' essenziale che il sapere diventi diffuso all'interno di una organizzazione e condiviso. Non esiste più l'esperto unicamente di meccanica, ma una figura che ha anche conoscenze su elettronica, idraulica, digitale. E' fondamentale una contaminazione della conoscenza, così come l'integrazione tra sistemi e funzioni che a sua volta richiede che la formazione non si fermi mai”.
Intelligenza artificiale e salvaguardia dei saperi
“Nello svolgere il nostro compito partiamo da una base informativa – dice Sacchini -, cogliendo le esigenze mutevoli del contesto in cui operiamo. Abbiamo scelto di avere una funzione progettuale al nostro interno (il 10% dei dipendenti) e lavoriamo su una moltitudine di offerte, che vanno da percorsi più brevi per l'aggiornamento di chi lavora già, a proposte per l'inserimento occupazionale con corsi di lunga durata, perfino biennali come nel caso degli Its sui quali stiamo investendo molto insieme alle Its Accademy. Sono corsi che ogni anno vengono rinnovati e anche cambiati del tutto, ma non solo. In corso d'opera abbiamo l'elasticità di poter intervenire per introdurre elementi di adattamento alle esigenze sopravvenute nella fase di stage all'interno delle aziende. Principalmente, lavoriamo su percorsi ad hoc, per andare incontro alle esigenze espresse dalle aziende”.
Per quanto riguarda l'intelligenza artificiale, stiamo lavorando su vari livelli, per passare dall'interesse generale oggi diffuso, alla capacità di applicazione che porti a una effettiva utilità. Da questo punto di vista ci sono possibili interventi trasversali, ma anche applicazioni specifiche e, insieme al Digital Innovation Hub, siamo in grado di offrire servizi specifici per l'applicazione dell'intelligenza artificiale legata a particolari processi produttivi, con l'interazione all'automazione”.
Poi c'è una novità davvero interessante. “Stiamo svolgendo attività di ricerca e sperimentazione sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella creazione di agenti per la formazione – rivela il direttore di Cisita – e, in particolare, per la patrimonializzazione dei saperi, che possono anche essere quelli specifici di un'azienda. Pensiamo all'esperienza preziosa dei lavoratori più anziani che stanno per uscire dal mondo del lavoro: capacità che difficilmente si apprendono dai libri e che rappresentano un patrimonio da salvaguardare. Ma anziché preservarli nella memoria di altre persone, nei libri o nelle procedure, stiamo sperimentando l'idea di intervistare i lavoratori in uscita, raccogliendo materiale che poi verrà memorizzato ed elaborato dall'intelligenza artificiale, che lo trasformerà in una base di conoscenze a disposizione dei neo assunti, attraverso uno strumento accattivante come il coacing, che permette di interagire per risolvere casi concreti. Su questo progetto di patrimonializzazione e trasferimento del sapere abbiamo una richiesta di finanziamento Erasmus in attesa di approvazione, mentre abbiamo già approvata un'altra sperimentazione a livello nazionale che iniziamo tra qualche mese, e che riguarderà la filiera dell'industria alimentare, ricca di saperi da tutelare”.
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