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Inflazione

I prezzi di giugno: più pesante il «carrello della spesa»

I prezzi di giugno: più pesante il «carrello della spesa»

19 Luglio 2025, 09:23

L’inflazione torna a crescere nel mese di giugno, a Parma come a livello nazionale. Complici nuovi rincari del «carrello della spesa», in particolare dei beni alimentari. In Italia l'inflazione tendenziale (cioè in confronto a un anno prima) è +1,7%; l'inflazione congiunturale (cioè rispetto al mese precedente) è +0,2%. E a Parma? +1,2% tendenziale e +0,4% congiunturale. Anche in città riprende a salire, dopo due mesi sotto quota uno per cento, con un tasso che si annoverava fra i più bassi del Paese.

Alimentari più cari
Per quanto riguarda il quadro nazionale, dai dati dell’Istat emerge che in giugno il «carrello della spesa», cioè il paniere con i prezzi dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona, è salito ancora: passa da +2,7% a +2,8% in Italia. E Parma non fa eccezione. In base ai dati pubblicati dal Comune, i prezzi medi dei beni alimentari in città sono aumentati del 2,1% nel giro di un anno. Il comparto «Servizi sanitari e spese per la salute» vede un'inflazione del 2,3% in città (e +1,1% mensile) mentre il settore «Abitazione, acqua, energia elettrica e altri combustibili» vede rincari di 1,5% annuo (e -0,9% mensile).
Un corposo rialzo dei prezzi medi è rilevato anche per i servizi ricettivi e di ristorazione: +4,4% annuo e +1,2% rispetto a maggio. Un'altra categoria di spesa che rincara, nel portafoglio dei parmigiani, è quella dell'istruzione: +2,2% tendenziale, +0,5% congiunturale. Più contenuto il trend del settore Spettacoli e cultura: +0,6% annuo e prezzi fermi rispetto a maggio.
Non tutto, comunque, è oggetto di rincari. A Parma calano del 6,2% i prezzi medi del settore Comunicazioni, mentre i Trasporti - che includono, tra gli altri, i prezzi dei carburanti - sono più bassi di 1,4% rispetto a un anno fa (anche se da maggio si registra uno 0,7% in più). Prezzi più «freddi» anche per il settore Abbigliamento e calzature: -0,6% tendenziale e -0,3% congiunturale.

Le conseguenze per le famiglie
Quanto pesa l'inflazione sui bilanci delle famiglie parmigiane? Il calcolo, come di consueto, è dell'Unione nazionale consumatori (Unc). L'associazione stila una classifica delle città in base ai tassi di inflazione e calcola i rincari annui per una famiglia media di quattro persone. A Parma il tasso di inflazione dell'1,2% si traduce in 330 euro di maggiori spese per una famiglia-tipo. Un dato sotto la media nazionale, che vede 427 euro di rincari. In cima a questa classifica c'è Bolzano: +2,3% l'inflazione di giugno, 763 euro di rincari annui per ogni famiglia media. Seguono Rimini (+2,7% e 743 euro) e Venezia (+2,2% e 617 euro a famiglia).
In testa alla classifica delle regioni più «costose», invece, c'è il Trentino-Alto Adige: con un'inflazione annua a +1,8%, registra un aggravio medio pari a 556 euro a famiglia. Segue il Friuli-Venezia Giulia (+1,9%, +520 euro); al terzo posto il Lazio con +510 euro e un'inflazione di 1,9%. L'Emilia-Romagna è quinta: l'inflazione in regione è in linea con quella nazionale, +1,7%, per rincari stimati a 456 euro per ogni famiglia. La regione in cui si risparmia di più è il Molise: +1% e +236 euro, seguita dalla Valle d'Aosta (+1,1%, +304 euro) e dalla Sardegna (+1,6%, +307 euro).

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