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La storia antica dei NO VAX

La storia antica  dei NO VAX

05 Agosto 2021, 09:06

Il caso dei no vax non è una nostra esclusiva. Nel New England c’è un’epidemia di morbillo, con vari decessi, e si discute se imporre l’obbligo del vaccino. Ma c’è una forte opposizione fuori e dentro il parlamento degli stati. Ben maggiore che non in Italia. Le ragioni sono le stesse: in democrazia non si possono imporre cure sanitarie al cittadino; quali saranno gli effetti a lungo termine dei vaccini? Nel bugiardino c’è scritto che le case produttrici non risponderanno di eventuali danni. Data questa incertezza e se i vaccini fossero solo un business per le case farmaceutiche? Affermazioni ben note anche da noi. Che ovviamente non possono avere risposta perché nessuno sa come andrà a finire questa storia del Covid. E poi chi sarà mai in grado tra qualche decennio di trovare relazioni certe di causa-effetto tra i miliardi di virus in circolazione che mutano in continuazione, distinguendo le cause di morte connesse ad altri fattori, come il cancro o i batteri, per cui si muore ugualmente? Impossibile a dirsi. 

Intanto il virus si diffonde, con vittime, per fortuna in grande diminuzione, proprio grazie ai vaccini, realizzati con straordinaria rapidità dalle case farmaceutiche, con il sostanzioso contributo delle risorse pubbliche. 

Con la vaccinazione di massa la correlazione tra il numero dei contagi e gli esiti (ospedalizzazione ed eventuale decesso) sono radicalmente cambiati. Questo è confermato anche dalle statistiche internazionali (Usa e Uk): con la variante delta i casi di contagio non sono diminuiti, ma i decessi certamente sì. 
La storia del movimento no vax, come quella di tanti movimenti politici, è antica come quella della democrazia. Per la democrazia più forte del mondo - gli Stati Uniti - e quella più numerosa - l’India - i movimenti hanno determinato la nascita stessa della democrazia. Nel caso americano fu la rivolta dei coloni contro la tassa sul tè; nel caso indiano il movimento pacifista di Gandhi. 
I movimenti sono aggregazioni di cittadini che perseguono un obiettivo. Questo può essere generale (ad esempio la lotta al cambiamento climatico), o più specifico, per l’appunto come quello dei no vax. I movimenti diversificati e sparsi in tutto il mondo sono migliaia. Alcuni sono motivati da un grande spessore ideale, altri più a tutela d’interessi particolari; molti operano con modalità pacifiche (con le necessarie manifestazioni), altri si esprimono con maggiore aggressività (come nel caso dei no Tav).
Il caso dei no vax è speciale perché mette a confronto due ragioni costituzionalmente garantite: il diritto “fondamentale” alla salute del singolo cittadino e il dovere dello stato di tutelare tutti per tale diritto, con i necessari provvedimenti di protezione, come l’obbligo legale della vaccinazione per chi svolge lavori sensibili.
Questa contrapposizione tra il diritto del singolo e la protezione della collettività dà vita sempre ad infinite discussioni, non solo con l’intervento dei maestri giuristi, ma anche di sociologi e filosofi, come nel recente caso della lettera di Cacciari e Agamben. Naturalmente tutto in parallelo con le immancabili strumentalizzazioni opportunistiche preelettorali dei vari partiti.

Quando si contrappongono due ragioni, la soluzione ideale è una mediazione cooperativa tra le rispettive posizioni. E questo è il compito primario della politica. 

In via parallela, nelle situazioni di conflitto devono essere “i dati” a parlare. Con una loro scientifica elaborazione ed interpretazione, in buona fede, condivisa e razionale, scopo primario della ricerca scientifica.  Le misure conseguenti dovranno essere proporzionali.  Ragionevolezza e proporzionalità sono le risorse ultime di ogni sistema giuridico democratico.

In questo contesto, i media dovrebbero offrire il proprio contributo. Abbandonando posizioni faziose (dire ai lettori quello che vogliono sentirsi dire, giusto per irrobustire la loro fedeltà nell’acquisto del giornale), e le sceneggiate (in molti casi ridicole ed anche fastidiose) dei talk show. Riscoprendo il ruolo originario dei media, che è quello di informare (e formare) l’opinione pubblica, con equilibrio ed obiettività.

Oggi - come cittadini - viviamo un paradosso: l’opinione pubblica è letteralmente invasa dai media (per effetto di internet), ma nel frattempo l’ignoranza dei “fatti” è paurosamente aumentata. Un’ignoranza puntualmente dimostrata dai sondaggi d’opinione.
 

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