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EDITORIALE

La politica impari a ricreare fiducia

lettera al direttore

di Augusto Schianchi

28 Luglio 2022,13:58

Per un partito o un movimento la campagna elettorale ha successo se porta alla vittoria nelle elezioni. Ma non è così se vediamo il significato della campagna elettorale dei partiti, nel loro insieme, nell’ottica della vita democratica di un paese.In democrazia la campagna elettorale crea valore se porta a una maggiore partecipazione dei cittadini al processo elettorale. Distrugge valore se inasprisce i rapporti, se logora il rapporto di fiducia dei cittadini nelle istituzioni


Negli ultimi anni il tasso di partecipazione dei cittadini al voto è paurosamente sceso a poco più del 50 per cento. Per questo, dopo, affermare di avere avuto il mandato del popolo con il 20 percento dei voti o poco più, è pura presunzione quando solo un elettore su 10 ha votato.

Per questo è importante che fin dalla fase della scelta dei candidati la politica crei valore. Agli albori della prima repubblica, quando i partiti non solo erano forti sul piano organizzativo, ma erano solidamente ancorati ad ideologie ben definite, gli elettori eleggevano i propri rappresentanti, i quali agivano nell’ambito di una politica scelta nell’ambito del partito. Nel partito si discuteva a ruota libera, comunque nell’ottica di un rispetto reciproco ad oggi smarrito; ma una volta raggiunta una maggioranza attorno ad una decisione, tutto il partito seguiva quella decisione; i dissensi “dopo” erano rari e portavano inevitabilmente all’espulsione.
Oggi avviene l’esatto contrario: nei partiti non si discute più perché quello che conta è il cerchio magico al comando che decide sulla base del proprio interesse immediato (ovvero la distribuzione dei posti). Il parlamentare neoeletto, dopo il primo festeggiamento, comincia a pensare subito alla propria rielezione, annusa l’aria che tira, e se vede che spira in una direzione diversa dalla propria, cambia casacca. Diventando una sorta di “cavaliere inesistente”, l’Agilulfo di Italo Calvino. Non corrisponde ad una personalità politica, ma è solo un’armatura bianca. Oppure si trasforma nell’opposto, Gurdulù, uomo-camaleonte, che non riesce a non imitare tutto quello che vede.


Il cambio dei regolamenti che si vogliono approvare per impedire il cambio di casacca nel prossimo parlamento sono necessari, ma non saranno sufficienti ad introdurre un reale cambiamento, se non si provvede a predisporre liste di candidati con adeguate competenze personali per svolgere il proprio ruolo di parlamentare eletto con piena professionalità ed indipendenza di pensiero.
L’esercizio del voto poi, come in ogni azione, attiva una relazione, anche se implicita e invisibile. Relazione che non è mai neutra, ma produce degli effetti, che può contribuire ad avviare, confermare, consolidare un rapporto. Oppure al contrario può metterlo in discussione o pregiudicarlo. Questa maggiore o minore fiducia avrà i suoi effetti nel tempo, può contribuire a costruire legami di fedeltà, oppure creare le condizioni per una futura separazione. Può attribuire credibilità o meno a quello che facciamo. In politica, come nella vita, la fiducia è un enorme patrimonio con un grande valore nel tempo, difficile e lento da costruire nel tempo, assai più rapido nel disperdersi.


Le elezioni saranno a ridosso di un periodo economicamente difficile, per le note vicende internazionali. La risposta degli italiani sarà quella di sempre: ridurre i consumi e, se possibile, aumentando i propri risparmi. Questo avrà come conseguenza la riduzione della crescita del Pil, con i ben noti effetti sull’occupazione, il rapporto debito/Pil, eccetera. La reazione è sempre questa perché i cittadini hanno poca fiducia nel futuro: non spendono, non consumano, non investono. Soprattutto non hanno fiducia nelle promesse di chi li governa.
Per rilanciare l’economia ci vuole un progetto politico credibile, anche con sacrifici e rinunce, ma dev’essere tale da ricreare fiducia.

© Riproduzione riservata

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