PROCURA
Prenotavano con largo anticipo una serie di 'falsi' appuntamenti per ottenere il passaporto nel calendario elettronico della questura di Reggio Emilia, tramite il sito del Ministero, con nomi fittizi o di persone reali che già avevano i documenti, poi - attraverso due computer diversi - con uno cancellavano la prenotazione e con l'altro inserivano il nominativo del cliente che si presentava nella loro agenzia e al quale «vendevano» la data a 150 euro.
Con questo escamotage offrivano una corsia preferenziale in una sorta di «agenda parallela» come l’hanno definita gli stessi investigatori per velocizzare le pratiche di rilascio anche in pochi giorni, mentre normalmente la lista d’attesa oggi è lunga anche di dieci mesi (salvo urgenze previste per legge) in tutta Italia. Un sistema scoperto da un’inchiesta della procura di Reggio Emilia e condotta dalla squadra mobile della questura reggiana, che ha portato cinque persone ad essere indagate con l'accusa di interruzione di pubblico servizio. Gli ideatori del meccanismo sono un’agente in forza nella divisione Pasi (polizia amministrativa, sociale dell’immigrazione) della questura reggiana - la stessa che si occupa anche del rilascio dei passaporti - e il marito titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche in centro a Reggio Emilia alla quale si rivolgevano i clienti, nonché anch’egli poliziotti in pensione.
Indagati anche i due figli della coppia e un’altra persona che li avrebbe aiutati. All’agenzia sono stati posti i sigilli e gli inquirenti hanno sequestrato per equivalente la somma di 16.300 euro come presunto provento illecito dell’attività. Da quanto ricostruito, sono 163 i clienti che si sarebbero rivolti all’agenzia.
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