Carabinieri
Una complessa indagine dei carabinieri dell’Aliquota Operativa di Fidenza ha permesso di smascherare una sofisticata operazione di riciclaggio seguita a una truffa telefonica. Denunciati all'autorità giudiziaria due italiani residenti in Campania: una 63enne e un 50enne, entrambi con precedenti.
La vittima, 47enne della provincia, a ottobre ha ricevuto una chiamata “spoofata” con intestazione della sua banca: un finto addetto sicurezza le ha parlato di bonifici non autorizzati per 36.900 euro e dell’imminente contatto della Polizia. Poco dopo è arrivata una seconda telefonata, apparentemente dalla Questura di Parma: un sedicente “Ispettore” le ha riferito di un’indagine segreta su dipendenti infedeli e, con toni sempre più intimidatori, l’ha minacciata di conseguenze legali e arresto se non avesse collaborato. Sotto pressione, la donna si è recata in filiale a Fidenza, ha tenuto la chiamata attiva e, senza informare gli impiegati, ha eseguito un bonifico istantaneo di 39.600 euro verso un IBAN indicato dal falso poliziotto, con causale “acquisto auto”, inviando poi la ricevuta via chat. Solo dopo, non ottenendo più risposte, ha capito la trappola. Partita la denuncia, i Carabinieri hanno ricostruito rapidamente i flussi: il denaro è finito su un conto postale, riattivato ad hoc dopo anni di inattività, e subito svuotato tramite prelievi di contante e emissione di vaglia circolari in rapida sequenza in vari uffici postali dell’hinterland napoletano. Il frazionamento ha mirato ad aggirare l’antiriciclaggio e a far perdere le tracce.
L’intervento tempestivo, con sequestro preventivo d’urgenza, ha permesso di recuperare circa 16.000 euro ancora disponibili. Chiariti i ruoli: la 63enne avrebbe agito da “intestataria di comodo” (money mule), mettendo a disposizione il conto e prelevando/convertendo i fondi; il 50enne sarebbe subentrato nella fase finale, incassando uno dei vaglia emessi per completare il trasferimento del denaro illecito. Entrambi sono stati denunciati per riciclaggio.
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