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Lutto

«Ci sentiamo più Poveri»: Mauro Coruzzi ricorda Franco Gatti

«Ci sentiamo più Poveri»: Mauro Coruzzi ricorda Franco Gatti

di Mauro Coruzzi

19 Ottobre 2022, 03:01

Era gennaio dello scorso anno, prima puntata del programma di Milly Carlucci, «Il cantante mascherato», tutti i concorrenti avevano l’obbligo di non parlare con nessuno, men che meno tra loro, nemmeno nei camerini, un silenzio da contratto perché era basilare mantenere ignota l’identità di chi si celava dentro e dietro le maschere. S’azzardava, ma solo col pensiero, eravamo tutti celati, alle prove, da tute nere, cappuccio, muti e senza alcuna possibilità di incrociarci…

Avrei saputo, io che ero la Tigre Azzurra, che dentro il Baby Alieno non c’era una persona sola ma bensì quattro individui quattro, appiccicati l’uno all’altro, al punto che durante la performance, accusano un malore, che li costringe a rinunciare e ad abbandonare il programma: erano I Ricchi e Poveri, ritornati quartetto, con il rientro di Marina Occhiena. Nel variare il numero dei componenti la storia del gruppo ci dice che, nel via vai, i quattro divennero trio, che poi si ridusse a duo, quando Franco Gatti “il baffo”, decise che era il tempo di mollare il palco. Poi se n’è andato via e stavolta non solo dal gruppo ma da tutti noi, dopo aver affrontato le traversie di un dolore insopportabile, la morte di un figlio poco più che ventenne, poi una depressione sfinente che gli aveva come spento gli occhi, non bastasse, il morbo di Crohn di cui soffriva e che gli impedì di vaccinarsi contro il Covid, che comunque ha affrontato e vinto, mentre, immagino, le continue avversità gli hanno fatto venir meno la voglia di continuare a combattere e fa sì che s’assottigliasse ancora la già precaria esistenza. Difficile reggere per chiunque, impossibile per questo signore, che ho conosciuto tanti anni fa, nel 1985, al Festival di Sanremo che peraltro vinse il suo gruppo con «Se m’innamoro». Ad di là del ruolo di inviato, avevo accettato la proposta di un amico stilista, Artemio, per dargli una mano nel mettere a punto il look dell’allora trio. A Franco poco interessava sapere di giacche e cravatte da indossare, e intercalava «tanto m’inquadreranno poco, faccio solo due coretti sparsi….», detto con ironia, soprattutto verso Angela che aveva mille dubbi sull’uso, che so di una tutina in paillettes o sui maglioncini a collo alto, per via della fissa che aveva sul gozzo, che in realtà non capivamo perché lo volesse coprire, non era poi così “evidente”…

Franco stava sempre un po’ in disparte, una discrezione perfino eccessiva, ma s’intuiva che il suo ruolo, quello di “basso”, nel registro vocale, permetteva ai due Angela/Angelo di far decollare le loro voci cristalline. Per il soggiorno sanremese non scelsero uno dei tanti alberghi, ma una casa, una bella villa che faceva da base sia per i preparativi, dove venivano ricevuti anche i giornalisti, le troupe televisive, e anche in quelle occasioni, Franco era come se stesse sempre un passo indietro, poi, d’improvviso, sparava la battuta fulminante, gli bastava poco per riequilibrare in sintonia perfetta la stabilità del gruppo.

Questa scomparsa, vissuta come un lutto nazionale, è tale perché è come se si staccasse da noi un pezzo di quell’Italia che riconosce nei suoi artisti un denominatore comune, un territorio che sarà sì di “canzonette”, ma in quel patrimonio c’è una porzione di quell’allegria che diventa sempre più rara a trovarsi. Franco è andato via con la discrezione che gli era propria, quasi non volesse dar troppo fastidio, ma, non per fare il consueto giochetto di parole sul nome del gruppo, ora ci sentiamo, purtroppo ancora più Poveri.

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