Morto Marenzoni
Lorenzo Sartorio
È venuto a mancare improvvisamente in una gelida notte di fine dicembre nella sua casa, proprio nel cuore del centro storico, dalla quale dominava gli antichi «cópp» dei tetti della sua Parma.
Terenzio, per tutti Enzo, Marenzoni, storico edicolante, per tanti anni nell’edicola di piazzale Sant’Uldarico che si affacciava su strada Farini, nel prossimo aprile avrebbe compiuto 90 anni.
L’edicola Marenzoni (soppressa trent'anni fa) fu aperta oltre un secolo fa ed aveva una peculiarità: era stata costruita interamente in legno.
Furono le sorelle Carmen e Maria Cecchi ad aprire la lignea edicola quando in strada Farini transitavano cavalli e carrozze. A soli dieci anni il figlio della Maria, Terenzio, dopo le elementari, iniziò a dare una mano a mamma e zia nella consegna a domicilio dei giornali, in primis, la Gazzetta.
Quando la Carmen e la Maria si ritirarono, Enzo subentrò a tutti gli effetti iniziando il suo lungo tour tra la carta stampata che durò oltre sessant'anni.
Un’edicola del tutto particolare, quella di Enzo, anche perché è stato proprio lo stesso edicolante a farne la differenza.
Innanzitutto, dentro il suo abitacolo, ci stava pochissimo.
Enzo amava stare all’esterno della sua postazione distribuendo al volo i giornali sempre con uno smagliante sorriso, congedando il cliente con un beneaugurante «evviva». Era un mondo piccolo, a quei tempi, quello di strada Farini, compreso quel minuscolo fazzoletto di città attorno all’edicola: le due drogherie (Colla e Mantovani), una dinnanzi all’altra, un profumato negozio di salumi, il bar Mazzoni, covo dei temerari di motocross capeggiati da Paolo Lunardi, l’istituto Melloni e, a poca distanza, la «Céza dal Bambèn». Clienti fissi di Enzo molti docenti del «Melloni», tanti futuri geometri e ragionieri che andavano ad acquistare i fumetti, l’amico di sempre Adriano Catelli, custode della Cittadella, il quale, al mattino di buon’ora, non appena aperto il portone del parco, «scendeva» in strada Farini per acquistare la Gazzetta e tante eleganti signore provenienti da viale Solferino alle quali, Enzo, non lesinava mai un gesto cavalleresco.
Anche ultimamente, in compagnia della moglie Alda, lo si poteva incontrare nelle strade del centro, sempre con quel sorriso, quella simpatia contagiosa e quella verve che non aveva certo perso. Dal natio borgo Felino, negli anni Cinquanta, si spostò di poco andando ad abitare in via Salnitrara a due passi dalla sua edicola. Quasi tutti i giorni, nel corso della sua giornaliera passeggiata, non mancava mai di transitare nel piazzale che lo vide per 60 anni distribuire giornali, simpatia, un sorriso ed il solito beneaugurante «evviva».
Era molto legato alla famiglia: alla moglie Alda (per anni impiegata al Magistrato del Po), al figlio Paolo (laureato in Fisica e residente a Milano), alla nuora Samanta e all’adorata nipote Eleonora.
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