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Gli animali selvatici feriti? Tanti. Ma ai volontari manca l'«ospedale»: "Cerchiamo un posto adatto"

Gli animali selvatici feriti? Tanti. Ma ai volontari manca l'«ospedale»: "Cerchiamo un posto adatto"

di Chiara Cacciani

02 Gennaio 2022,03:01

«Siamo dei sognatori», allargano le braccia e il sorriso. Ma per realizzarlo, il sogno, portano con sé qualcosa di molto reale: l’esperienza maturata come volontari al Parco dei Boschi di Carrega e la disponibilità a dedicarsi di nuovo al recupero e al salvataggio degli animali in difficoltà.

«Vorremmo ricominciare da dove avevamo finito, insomma», raccontano due di loro, Elisa Raschi e Isacco Zerbini.

La fine di cui parlano è la chiusura nell’autunno del 2020 del Cras Casa Rossa a Sala Baganza, all’interno del Parco regionale. E’ lì che avevano allenato la capacità di recuperare, curare e poi reinserire in natura animali feriti o in difficoltà. «Ed è quello che desideriamo fare ancora – spiegano -, partendo da ciò che è più alla nostra portata, ossia i piccoli mammiferi: ricci, scoiattoli, ghiri, lepri, pipistrelli. Ossia quegli animali che possono essere raccolti senza particolari problemi dai cittadini e dalle cittadine e trasportati fin dove possono essere gestiti. Per i grossi ungulati, invece, i recuperi possono essere più pericolosi, servirebbero più attrezzature e grandi spazi a disposizione e al momento non possiamo farlo».

La voglia di ripartire è tanta, a maggior ragione perché il Cras Casa Rossa era rimasto l’ultima realtà di quel tipo nel Parmense. Nel tempo, infatti, anche i centri recupero Lipu a Mezzani e “Le Civette” a Salsomaggiore hanno chiuso i battenti ed oggi ogni caso viene affidato al Rifugio Matildico, con sede nel Reggiano. «Sono bravissimi, fanno un lavoro enorme ma coprono un territorio vastissimo ed è difficile rispondere con tempestività a tutte le richieste di intervento. E’ anche per questo e per le tante chiamate che ancora riceviamo che non vogliamo disperdere il patrimonio di passione e competenze del nostro gruppo», continua Raschi, che ne è la presidente.

Si parla in realtà di un’associazione - Volontari per il Parco dei Boschi di Carrega - sorta alla fine degli anni ‘90 e poi ufficializzata nel 2001 e nata proprio per collaborare col Cras. Ne fanno e ne hanno fatto parte giovani e anziani, studenti, tirocinanti o neolaureati in scienze veterinarie, appassionati di natura. Isacco Zerbini, ad esempio, con il fratello Davide è l’ideatore di «Orme selvagge», il sito di fotografia naturalistica in cui pubblicano anche immagini catturate dalle loro fototrappole e videotrappole per raccontare l’affascinante vita segreta dei nostri boschi.

«Ogni anno si facevano circa 300-350 recuperi: il culmine a primavera, quando ci sono i piccoli, e più calma in inverno. Nonostante la chiusura del Cras, speravamo di poter continuare l’attività, ma la sede del centro andrà presto all’asta», proseguono. E dunque eccolo, il sogno di cui si parlava all’inizio: se gli abitanti ci sono già, non c’è però la «casa». «Cerchiamo uno spazio per ricominciare, ripartendo da qualcosa di piccolo ma ben gestito. L’Ente Parco ci ha lasciato le gabbiette, le ciotole, i recinti ed altre attrezzature. Quello che ci manca sono proprio le pareti. Sarebbero sufficienti 30 metri quadrati, già con le utenze allacciate, se possibile, e con un minimo di verde all’esterno». Quel verde indispensabile agli animali salvati affinchè, dopo la riabilitazione, possano fare un minimo di ambientamento prima del ritorno in natura.

«Che sia in città o in provincia non importa - continuano -: basta che ci sia un po’ di tranquillità per fa sì che gli animali si abituino il meno possibile all’uomo. Ovviamente se fosse nella fascia centrale del territorio sarebbe più comodo sia per i nostri interventi, sia per l’utenza e anche per tornare ad organizzare attività didattiche». E non è detto che debba essere per forza una struttura fissa e non invece una struttura mobile come un container.

Il primo appello l’hanno lanciato alle amministrazioni comunali della fascia intorno alla città, al momento senza riscontri. Ma restano sempre dei sognatori, lo hanno assicurato sin dall’inizio. Ed ecco dunque come contattarli: alla mail sosmissionefauna@gmail.com , su Instagram: sos_missione_fauna , Facebook: www.facebook.com/sosmissionefauna.

E chissà che il nuovo anno non porti con sè anche una bella ripartenza.

Chiara Cacciani

© Riproduzione riservata

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