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Annalisa Volpi, direttrice dell'Emergenza territoriale Ausl

Antivirali e monoclonali: ecco le nuove armi contro il virus

19 Gennaio 2022,03:01

Non ci sono solo i vaccini, a sbarrare il passo al virus. Quando il contagio è avvenuto, anticorpi monoclonali (che agiscono sul sistema immunitario) e farmaci antivirali (che agiscono contro il virus) possono evitare complicanze gravi ai pazienti più fragili e con comorbilità. A patto che si agisca ai primi sintomi, prima che le cose peggiorino e intervengano forme gravi di polmonite.

Ai tradizionali antivirali usati in ospedale fin dalle prime fasi dell'epidemia, si sono aggiunti ora anticorpi monoclonali che hanno migliorato la loro efficacia su molte varianti, e nuovi antivirali.

«Ad esempio il Molnupiravir, un antivirale che ha il grosso vantaggio di essere somministrabile per via orale, al contrario di quelli per via endovenosa che richiedono l'accesso ospedaliero o la somministrazione a domicilio con il rianimatore» spiega Annalisa Volpi, direttrice dell'Emergenza territoriale Ausl e coordinatrice della Centrale interaziendale emergenza Covid.

L'iter per ottenere questi farmaci prevede un percorso specifico: l'attivazione del medico di base e la prescrizione di un infettivologo che fa una richiesta diretta all'Agenzia italiana del farmaco la quale spedirà il medicinale alla farmacia aziendale, dove il caregiver potrà ritirarlo.

È stata anche migliorata, aggiunge Volpi, l'efficacia di un altro antivirale, il Remdesivir, somministrato per endovena, usato in ospedale nelle forme gravi di Covid, ma indicato anche nelle fasi precoci. «Il Molnupiravir va somministrato entro 5 giorni dai sintomi e per 5 giorni, il Remdesivir entro 7 giorni dai sintomi e per 3 giorni. La somministrazione avviene in un ambiente controllato, poi il paziente può tornare a casa», dice Volpi.

Fra la «pattuglia» degli anticorpi monoclonali, l'ultimo arrivato, a dicembre 2021, è stato il Sotrovimab: unica somministrazione per endovena, in ambiente protetto, che dura circa un'ora e poi un'altra ora di osservazione.

Dall'inizio dell'epidemia, spiega Volpi, sono stati trattati con anticorpi monoclonali 57 pazienti e tre con Molnupiravil. Troppo presto per giudicare l'esito del trattamento di due pazienti che hanno appena iniziato con i monoclonali, così come dei tre malati in trattamento con il nuovo antivirale. «Possiamo dire che 55 pazienti curati con monoclonali hanno tutti avuto un esito positivo, con guarigione senza forme gravi e ospedalizzazione», dice Volpi.

I pazienti candidati a questi trattamenti, continua il medico, sono persone in cura con farmaci immunosoppressori, con patologie quali linfomi, leucemie, sottoposte a chemioterapia, trapiantati entro un anno dal trapianto. Oltre a questi, pazienti anziani, obesi, diabetici scompensati, pazienti con insufficienza renale, problemi ischemici, cerebrali o cardiaci.

I trattamenti vengono eseguiti all'ospedale Maggiore, in un apposito ambulatorio del padiglione Barbieri (che ospita il Covid hospital) o nel triage respiratorio del pronto soccorso, sempre con la presenza di un infettivologo e di un medico rianimatore.

Purtroppo, i trattamenti non sono indicati per bambini piccoli: «Anticorpi monoclonali e Remdesivir si possono somministrare dai 12 anni, il Molnupiravil dai 18 anni - dice Volpi - Sotto i 12 anni si somministrano cortisone ed eparina».

Quanto ai costi, quelli degli anticorpi monoclonali sono importanti: circa quattromila euro a ciclo. «Sono terapie d'emergenza gestite dal ministero della Salute, e totalmente a carico del sistema sanitario nazionale, indicate per un numero limitato di pazienti con ridotta risposta immunitaria. Per ora non è previsto che monoclonali e antivirali vengano somministrati nell'ambito di una stessa terapia: o l'uno o l'altro. Ma se le direttive dovessero cambiare, le recepiremo», conclude il medico.

M.T.

© Riproduzione riservata

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