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Intervista

Edwige Gwend pronta a diventare mamma. «Il judo? Non mi manca»

Edwige Gwend pronta a diventare mamma. «Il judo? Non mi manca»

di Vittorio Rotolo

20 Gennaio 2022,03:01

L’ultima gara è stata il Master in Qatar, a febbraio 2021. poi, su Edwige Gwend, judoka collecchiese del Gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, cresciuta nel Kyu Shin Do Kai Parma, è calato il silenzio: nessuna iscrizione a competizioni internazionali, nessuna convocazione in Nazionale, niente. Nemmeno le Olimpiadi di Tokyo 2021, per le quali era in corsa nel suo sport, il judo, nella categoria di peso 63 kg. Infortunio? No, fortunatamente: stanchezza mentale, quella sì. E poi la scoperta di un nuovo arrivo, la medaglia più importante: Daniel, che nascerà tra meno di un mese.

Edwige, questo lungo silenzio sta portando novità?

«Sì, sono in maternità e mancano venticinque giorni all’arrivo di Daniel: sto facendo le ultime analisi e preparando il necessario. Diciamo che prima preparare le valigie per le gare era ormai una cosa immediata, mentre adesso con la valigia pre-parto per l’ospedale cambio continuamente: in settimana, vorrei andare a prendere un nuovo completino per lui da mettere dentro».

Daniel nascerà a Roma?

«Sì. Io e Darko viviamo a Pomezia, dove lui lavora».

Come state vivendo questi ultimi giorni?

«Sia io che Darko non vediamo l’ora di vedere Daniel: stiamo insieme da quasi dodici anni ed era arrivato il momento giusto. Ci siamo conosciuti sul tatami: lui gareggiava per la nazionale croata ma, nel suo Paese, non esistono gruppi sportivi come qui e allora ha preferito smettere. Si è laureato in Ingegneria e ora lavora in un’azienda. Comunque, lui sa già cosa mi aspetto dopo il parto: un panino con il salame!».

Hai parlato di judo: ora come lo vedi?

«Come un pensiero molto lontano: non mi manca, la decisione è arrivata perché ero satura e non ho rimpianti, nemmeno per Tokyo. Anzi, inizialmente, avrei voluto chiudere con le Olimpiadi. Ma il ritardo dovuto alla pandemia mi ha aiutato a capire che non ne avevo più mentalmente: a febbraio ho parlato con lo staff e chiesto uno stop per quanto riguardava le gare, pur continuando ad allenarmi. Ad alto livello, è difficile fermarsi e capire quando è il momento giusto per farlo. Poi è arrivata la notizia della gravidanza: cercata, desiderata. Era la cosa che volevo e volevamo».

Una carriera di altissimo livello, la tua.

«Mi sono avvicinata al judo per curiosità e non l’ho più lasciato: dal primo successo ai Campionati Italiani Cadetti sono arrivata pian piano a risultati sempre più importanti, grazie anche al supporto del Kyu Shin Do Kai Parma prima e al gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, a partire dal 2009».

Per te, ci sono state anche due Olimpiadi.

«Completamente diverse nonostante lo stesso risultato, con l’uscita al secondo turno. A Londra, giovanissima, mi sentivo come nel paese dei balocchi; a Rio, invece, mi ero posta l’obiettivo e purtroppo le cose non sono andate nel modo migliore. Devo dire non solo per colpa mia…».

Dopo Rio, le prime difficoltà.

«Accettare la sconfitta non è stato facile. E come se non bastasse, un mese dopo è stato diagnosticato un tumore a mio fratello più grande: pochi mesi e il male se l’è portato via. E io ero sempre in giro a fare gare. La stanchezza mentale, forse, è partita da lì: tanti impegni, rincorrere punti in vista di Tokyo. A un certo punto, mi sono sentita svuotata».

E poi il lockdown.

«Che mi ha fatto riflettere: io volevo fermarmi, volevo un bimbo e godermi Darko, che in questi anni ho trascurato tanto, e il mio nipotino, il figlio di mio fratello».

«Il futuro, ora, è Daniel.

«Sì. E’ stata una gravidanza non semplice perché, mentre abbiamo ricevuto la notizia più bella, ne è arrivata un’altra terribile: la malattia che ha colpito la mamma di Darko. Mia suocera Daniela è scomparsa qualche giorno fa, ma a nostro figlio parleremo sempre di lei: per questo, abbiamo scelto il nome Daniel in suo onore, affinché continui a vivere tramite lui. Non sarà mai dimenticata…».

Cosa ti auguri ora?

«Tanta pazienza! Non sarà facile, ma voglio godermi questo nuovo ruolo: sarà tosto, ma anche una delle gioie più grandi. Mi auguro che Daniel trovi la sua strada, la sua passione, che sia artistica o sportiva. E non dovrà per forza fare judo, anche se è uno sport completo: sceglierà lui. Non appena sarà possibile, lo porteremo anche a Parma dalla mia famiglia. Nel frattempo, Daniel, noi ti aspettiamo!».

Lucia Bandini

© Riproduzione riservata

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