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Intervista

Virginia Raffaele: «L'incontro con Anna Marchesini fu un segno»

Virginia Raffaele: «L'incontro con Anna Marchesini fu un segno»

Virginia Raffaele

di Mara Pedrabissi

21 Gennaio 2022,03:01

«Fa' silenzio», «Stai zitto»: «Samusà» è una parola del gergo dei giostrai, una strizzata d'occhio a chi vuol capire. «Samusà» è lo spettacolo con cui torna al Teatro Regio, martedì 1 e mercoledì 2 febbraio, Virginia Raffaele. Uno spettacolo che tocca tante corde: ben confezionato - la regia è di Federico Tiezzi - e divertente. Ma c'è dell'altro, come sa chi c'era già al «Samusà» del febbraio di due anni fa, sempre al Regio, proprio prima che... Riprendiamo da lì, dopo due anni lunghi come due secoli, nella chiacchierata con Virginia: lei, per rispettabile regola, sempre così riservata sul piano personale, ci consegna questa volta un ricordo intimo e “vivo” della collega Anna Marchesini, stella che sorride in un altro cielo.

Virginia, dove eravamo rimaste?

«A Firenze, con una mano davanti e una dietro, come diceva mia nonna; correva l’anno 2020. Adesso finalmente riprendiamo il tour, dal Teatro Fabbri di Vignola come l’altra volta, perché io sono coerente. Tra le prime date, quelle al Regio di Parma, dove già portai “Performance” prima ancora di “Samusà”. Un teatro così bello da perdere la testa, l’ultima volta ci feci un video con l'abbraccio del pubblico agli applausi. Ora sono un po’ preoccupata per queste mascherine che nascondono metà del viso del pubblico: noi buffoni e saltimbanchi abbiamo bisogno di vedere, tra il buio e la luce delle sale, i volti di chi ride... confido nelle risate sonore».

Le risate sonore sono tra le poche certezze che ci restano. Lo spettacolo è cambiato?

«In qualcosa è cambiato, ma poco. È uno spettacolo senza tempo, legato alla mia infanzia e adolescenza. Spero che il pubblico salga sulla mia giostra per un’ora e 45 minuti, se mi “regge” il fisico (ride, ndr) e si lasci trasportare in un luna park affollato di giostre diverse, tante situazioni diverse, emozioni diverse. Mi rendo conto che, da quando hanno chiuso il mio luna park all'Eur di Roma, la mia casa, ho trasformato in circo il mio lavoro. Attraggo il pubblico: “Venite signore e signori, vi faccio divertire”».

A proposito di giostre: sale sulla giostra di «Lol 2 - Chi ride è fuori», dal 24 febbraio. La prima edizione ha avuto uno straordinario successo...

«Speriamo anche questa! È veramente un “gioco serio”, un format di giapponese di una cattiveria giapponese, perché far ridere senza ridere è difficilissimo. È geniale, eppure è il gioco più antico del mondo: vediamo chi resiste a...».

Guardandola ci sovvengono non uno ma tre modelli: Franca Valeri, Monica Vitti e Anna Marchesini. Si ritrova?

«I modelli sono esattamente quelli, non posso dire di no. Dico: “Magari!”. Sicuramente sono cresciuta con questi riferimenti. Monica Vitti è la voce bucherellata, l'essenza tragicomica che è l’essenza stessa della commedia all'italiana; la sensualità insieme all’essere buffa. Un prisma attoriale. Franca Valeri non si fa in tempo a a conoscerla tutta, i film, la televisione, il teatro, la scrittura, anche appassionata d'opera. La “sora Cecioni” è sempre con noi; Franca una matrioska in cui convivono teatro, cinema, tivù, scrittura; la dimostrazione che non tolgono spazio uno all'altro. Anna è quella più vicina a me, per età...».

L'ha conosciuta?

«Sì. Andai a vederla a Roma, metà anni '90, al Quirino mi sembra. Ero proprio ragazzina, mi feci coraggio e andai dietro le quinte, bussai per l'autografo. Mi aprì e mi chiese il nome; tremando, risposi: “Virginia”. E lei: “Come mia figlia”. Lo interpretai come un segno. Moltissimi anni dopo, su Rai2 nel programma “Facciamo che io ero” ospitai Massimo - nel frattempo avevo avuto modo di conoscere bene Lopez e Solenghi - e facemmo un omaggio ad Anna. A fine serata, mi arrivò un sms da un numero sconosciuto; erano Teresa e Virginia, la sorella e la figlia di Anna, mi scrissero parole bellissime, di stima e di auguri non solo per la carriera ma per la vita. E' stata una “benedizione” da cui è nata una bella corrispondenza».

Mara Pedrabissi

© Riproduzione riservata

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