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IL CASO

Il Consiglio di Stato: parità di genere non garantita nei piccoli Comuni

Il Consiglio di Stato: parità di genere non garantita nei piccoli Comuni

di Monica Rossi

28 Gennaio 2022,03:01

Dal toto-Quirinale alla fotografia elettorale nei Comuni sotto i 5.000 abitanti, il passo è lungo. Eppure, i due pianeti sono uniti da un sottile… fil rose: la parità di genere.

Per quanto riguarda il Colle, da tempo si rincorrono gli appelli affinché tocchi a una donna, ma la cronaca fa pensare che probabilmente non sarà nemmeno questa la volta buona per vedere una rappresentante delle istituzioni assurgere alla carica più alta dello Stato, a meno che non si voglia contare la «super donna» che ha fatto manbassa di preferenze: la votatissima Bianca Scheda, come ha ironizzato la senatrice Emma Bonino tra una tornata e l’altra.

E proprio mentre in Parlamento si vota, sulla parità di genere si discute a livello costituzionale: nei giorni scorsi, infatti, il Consiglio di Stato ha censurato le norme elettorali nei piccoli Comuni e ha quindi chiesto alla Consulta di dichiarare l’illegittimità di due norme: l’articolo 71 del Testo unico sull’ordinamento degli enti locali nella parte che non prevede la necessaria presenza di entrambi i generi nelle liste dei Comuni sotto i 5.000 abitanti, e l’articolo 30 del Testo unico delle leggi per la composizione e l’elezione degli organi, laddove non sanziona, con la loro esclusione, le liste che violano la rappresentatività di ambo i sessi.

Che cosa significa? Che per i Comuni italiani con meno di 5.000 abitanti la spinta verso la parità è troppo «soft». In soldoni: non sono previste misure sanzionatorie a carico delle liste che non assicurino almeno un terzo di donne tra i candidati.

Prima delle amministrative dell’ottobre 2021, stando ai dati del Viminale, nei piccoli comuni chiamati alle urne solo uno su due aveva raggiunto l’obiettivo. Nelle ultime elezioni, l’unico comune parmense sotto i 5.000 abitanti era Neviano, dove però le liste erano in regola.

Per trovare liste in difetto, bisogna tornare alle amministrative del 2019, quando su 29 comuni, 17 erano sotto la soglia dei 5.000 e in questi, su 35 liste, almeno un terzo non sarebbe stata in regola con le quote. Morale: quando a giugno si tornerà al voto, è probabile che gli occhi saranno puntati sulle liste dei piccoli Comuni. Qualora la Consulta dovesse avallare la posizione di Palazzo Spada, infatti, estendendo le previsioni valide per gli enti oltre i 5.000 abitanti (tra cui la riduzione della lista cancellando i nomi appartenenti al genere rappresentato in misura eccedente i due terzi), i consigli comunali sono destinati a cambiare volto. E tra questi, potrebbe esserci Bardi, commissariato e dunque prossimo al voto.

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