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ARTE

Sgarbi "Dall'Acqua ha ragione, quel Correggio è un falso"

Il critico sul caso della "Madonna leggente" all'asta da Sotheby's"

Sgarbi "Dall'Acqua ha ragione, quel Correggio è un falso"

10 Febbraio 2022, 12:04

«Marzio Dall’Acqua ha ragione: quel Correggio è sicuramente un falso». Arriva da Vittorio Sgarbi la bocciatura della «Maddalena leggente» proposta da Sotheby’s a New York, il 27 gennaio scorso, con una base d’asta di 4,5 milioni di dollari e rimasto invenduto. Un’opera che ha mosso l’attenzione di mezzo mondo, soprattutto per l’incertezza che da sempre regna attorno ai suoi movimenti nel corso dei secoli, ma che ha anche fatto dubitare parecchi sull’autenticità del dipinto. E, al già autorevole giudizio del parmigiano Marzio Dall’Acqua (intervistato da Emilio Zucchi su questa pagina sabato 29 gennaio), che da profondo conoscitore del Correggio, già a poche ore dall’asta aveva espresso il parere che il quadro non fosse l’originale perduto ma solo una delle tante copie - e peraltro anche mediocre -create negli stessi anni, si è aggiunto quello del famoso critico d’arte ferrarese. «Dall’Acqua ha dato voce ad un pensiero che ho avuto appena l’ho visto sul catalogo – rivela Sgarbi -. Ho poi letto che questo quadro era messo in vendita a 4500 euro: quella è la cifra che vale. Non so per quale misteriosa ragione lo storico dell’arte David Ekserdjian, specialista di Correggio, abbia dato la sua benedizione, ma certo è che quando l’esperto di settore dice “Correggio”, alla fine la casa d’aste si copre con il suo nome. All’evidenza, però, il dipinto è addirittura diminutivo dello stile di Correggio».
E poi c’è il tema del supporto utilizzato. Per molto tempo si è infatti pensato che l’originale fosse il dipinto realizzato su rame che era entrato nella collezione reale del Duca di Sassonia alla fine del ‘600 con l’acquisto dei quadri della raccolta del duca d’Este di Modena e «scomparsa» nel 1944, probabilmente distrutta durante i bombardamenti di Dresda.
Vista la provenienza, e il fatto che fosse dipinto su rame come si amava fare nel ‘500, il dipinto era stato universalmente riconosciuto come opera dell’Allegri anche se, dopo la sua scomparsa, era stato ipotizzato che anche quello fosse una copia di quello realizzato per Isabella D’Este.
La sorte della «Maddalena leggente» di Correggio, che ai tempi rappresentava una grande novità a livello iconografico, resta avvolta nel mistero ma restano ancora tantissime copie, alcune delle quali di altissima qualità e registrate puntualmente negli inventari dei collezionisti già dall’inizio del ‘600.
Dall'Acqua torna sull'argomento e spiega che «dagli inventari di corte una ''Maddalena leggente'' era a Parma, di proprietà dei Farnese, una la possedevano i Medici, una era a Bologna: era il quadro di Correggio più richiesto. Noi oggi abbiamo un’idea di falso e di autentico che è basata su tecnica, colore, fatti scientifici: a quei tempi questo metro non esisteva, esisteva l’invenzione. Una Maddalena distesa esisteva già: è a Sainte-Baume, in Provenza, dove si ritiene che la Santa si sia ritirata in penitenza e sia poi morta. Correggio le ha messo in mano un libro. L’importante allora era l’invenzione: il quadro ”inventato” dal Correggio diventava infatti rappresentativo dell’artista stesso».
Sulla mano di chi ha realizzato il quadro in vendita a New York, i due storici dell’arte concordano.
«Una tavola, così piccola e così scadente - sottolinea Sgarbi - mi induce a pensare che sia una derivazione tardo-cinquecentesca, o forse seicentesca, di modesta qualità e, soprattutto, di tutti gli artisti possibili fuorché di Correggio: su questo la mia opinione corrisponde in toto con quella di Marzio Dall’Acqua. Può accadere che un’opera venga valutata poco e che solo successivamente si capisca il suo reale valore, ma non è il caso di questa».
Già una volta, e proprio a Parma, Sgarbi aveva scoperto due falsi del Correggio individuandoli tra oltre duecento capolavori esposti: «L’errore fatto in questo caso è analogo, la differenza sta nel fatto che questo quadro non è stato esposto in un museo ma offerto all’asta con la firma di chi oggi è considerato il massimo esperto dell’artista. E’ stata una proposta che il mercato ha rifiutato come se avesse gli anticorpi naturali: la malattia del dipinto ha indotto i compratori a tenersi lontani».
Eppure in passato ci sono stati casi eclatanti, come l’«Ecce Homo» o «I bari», entrambi di Caravaggio: il primo era stato proposto all’asta a 1500 euro (e ritirato poi all’ultimo minuto quando è stato scoperto che non era una semplice copia) e il secondo venduto per soli 55mila euro.
La firma sulla perizia, in questo caso, per i compratori era una garanzia. «Questo è un mondo meraviglioso dove la possibilità di scoprire un capolavoro non è così remota: può capitare anche 30 o 40 volte in un anno. A un Mercante in Fiera ho comprato una scultura di Tino di Camaino, il Giotto della scultura, per 4 milioni e mezzo di lire; il Salvator Mundi di Leonardo, acquistato recentemente per 450 milioni, quando apparve in vendita poche decine di anni fa fu pagato 4000 sterline. Il problema è che adesso si fa solo riferimento a chi ha gli studi più accreditati e negli ultimi trent’anni abbiamo avuto diversi casi di “monopolio” degli artisti: Guido Reni era di Pepper, Guercino di Denis Mahon. Oggi il “titolare” di Correggio è Ekserdjian e la sua parola viene quindi tenuta in considerazione. Tutti loro, però, non sono persone che hanno competenza di 200/300 artisti, ma studiosi che si sono occupati di un solo autore e hanno quindi una concentrazione di esperienza su quello. Il vero esperto ha una conoscenza più ampia: la focalizzazione specialistica è un’aberrazione del nostro tempo».

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