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INTERVISTA

La politologa Mara Morini: «Putin è stato sottovalutato. Le sanzioni? Non le teme»

La politologa Mara Morini: «Putin è stato sottovalutato. Le sanzioni? Non le teme»

di Andrea Violi

26 Febbraio 2022, 03:01

Putin lo diceva da tempo: per lui l’Ucraina non deve finire in un’orbita lontana dalla Russia. I segnali di una forte «attenzione» c’erano. E sono stati sottovalutati, così come gli attriti nel popolo ucraino tra chi guarda a Mosca e chi guarda ad Ovest. Ora però una fine rapida del conflitto non è solo un auspicio generale ma è anche interesse del presidente russo Vladimir Putin. Lo spiega Mara Morini, docente all’Università di Genova e grande esperta di Russia, che ripercorre la genesi della crisi e gli scenari, pur in un contesto in evoluzione. Ieri mattina ne ha discusso anche con gli studenti del «Gadda» di Langhirano. «I ragazzi seguono molto la politica estera, li ho trovati molto preparati, attenti e ovviamente preoccupati. Ho cercato di mandare un messaggio di speranza. Ci sono questioni più grandi di noi che hanno portato a questa situazione e non può durare a lungo. Non conviene neanche a Putin».

Perché non gli conviene?

«Ritengo che ci sia una logica fredda e una cinica razionalità alla base di questa decisione. Putin ha fatto un discorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2007, ammonendo l’Occidente e criticando l’unilateralismo americano. Poi ci sono stati l’allargamento della Ue, della Nato, le rivoluzioni colorate. In questo ultimo anno Putin ha cercato di far comprendere che non può accettare che quelle linee rosse vengano superate ed è arrivato a questa azione di forza».

C'erano segnali che non sono stati colti?

«Sì a mio avviso è stato sottovalutato. Si è pensato che la Russia fosse ancora debole economicamente, militarmente o quantomeno che, essendosi avvicinata alla Cina, non sarebbe intervenuta in altre situazioni. Poi bisogna capire quali possono essere gli scenari. Una volta destituito Zelensky, un governo provvisorio che porti a elezioni anticipate per inserire il cosiddetto candidato fantoccio filorusso; oppure un accordo perché Zelensky avrebbe ormai la necessità di considerare neutrale l’Ucraina e non chiedere più l’adesione alla Nato. Sarebbe la soluzione più auspicabile. Mi auguro che, come scrive qualcuno, non arrivi alle repubbliche baltiche, toccando Nato e Unione europea: sarebbe veramente un conflitto mondiale. In questo modo invece credo che invece abbia creato un precedente anche per consentire alla Cina di intervenire su Taiwan».

Il cambio di presidenza americana fra Trump e Biden ha influito?

«È chiaro che Putin ha aspettato questa presidenza perché l’ha ritenuta politicamente debole. Dopo il disimpegno americano in Afghanistan, il presidente ucraino ha avuto l’impressione che gli americani prima o poi avrebbero abbandonato anche il percorso di democratizzazione ucraina. Ha accelerato la richiesta sulla Nato, mai stata formalmente presentata per iscritto. Siamo in un paradosso: un conflitto su una cosa che non è nell’agenda politica né è stata presentata ufficialmente. Inoltre, da quando è diventato presidente, Zelensky ha confermato l’impostazione del predecessore, vietando nella Pubblica amministrazione il Russo, nelle scuole equiparato a una lingua straniera. Ha chiuso alcuni canali indipendenti o dell’opposizione. Anche lui ha commesso errori».

Le sanzioni rischiano di essere dannose per noi? Se non compriamo il gas, la Russia lo vende alla Cina.

«Hanno già firmato un accordo di rifornimento con la Cina per i prossimi trent’anni. E Putin non è assolutamente preoccupato dalle sanzioni, perché dal 2014 in poi ha già dimostrato di riuscire a buypassarle. Le sanzioni al primo impatto sono forti ma poi si riescono ad ammortizzare. Il problema sono le controsanzioni russe, che possono provocare danni ai Paesi Ue, in particolare Germania e Italia».

È in contatto con i suoi colleghi russi e ucraini?

«Sono attoniti da entrambi le parti. Non se lo aspettavano e sono molto preoccupati per il futuro. Non è che i russi non reagiscano. I russi non sono come Putin, ci tengo a sottolinearlo. Gli over 50 traggono informazioni dalla tv, dove non c’è la narrazione che troviamo in Occidente. Dalla tv emerge che la situazione ucraina è colpa della Nato e degli Stati Uniti, non della Russia: viene presentata come un attacco occidentale al popolo fraterno ucraino. È un richiamo al senso patriottico, molto forte in Russia. Ci sono state manifestazioni in piazza: dalle foto si capisce che erano più giovani, molti dei quali sostenitori dell’oppositore Alexei Navalny, e ci sono stati 1.300-1.700 fermi (solitamente di una notte o 48 ore in cella). È un segnale di repressione, si tratta di capire se rientrerà o se Putin ha fatto male i calcoli e stavolta il popolo russo reagisce».

Per noi forse è difficile capire Putin?

«Credo che sia errato utilizzare i nostri sistemi di categorie occidentali per capire la razionalità di altri popoli, in generale. Il mio sforzo è stato quello di capire un Paese come la Russia, non per giustificare le azioni di Putin - io ripudio la guerra - però se anche i leader occidentali avessero avuto un maggiore approfondimento o forse meno pregiudizi, non ci ritroveremmo forse in questa situazione. Un consiglio che posso dare, per chi non l’avesse ancora fatto, è di leggere Tolstoi, Dostoevskij, la letteratura, per cercare di capire questa enigmatica anima russa».

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