Parlano i commercianti
«Il boom dei prezzi del pesce? Non è cosa di questi giorni, sono un paio di mesi che si notano aumenti. Ma ora tutti se ne accorgono».
A spiegarlo è Stefano Aiolfi, commerciante di lungo corso nel settore ittico e titolare di diversi locali in città che mescolano la vendita e la somministrazione. Quelli dove alcuni cominciano a temere di non poter più trovare i branzini e le orate tanto amate. «Non è così, il pesce c'è e ci sarà. Se si pensa che buona parte del mercato è garantito dal prodotto surgelato, che ha una lunga coservazione, è facile capire che il problema non è la carenza: ma la variazione dei prezzi».
«Un problema che riscontriamo direttamente - confermano al Nautilus Seafood, ostricheria e molluscheria di via Langhirano.- L'aumento del gasolio rende difficile il rifornimento da certe regioni del sud. E alcuni prodotti d'eccellenza, pensiamo ai gamberi siciliani, hanno visto il prezzo esplodere. Per continuare a lavorare, allora, i margini di guadagno per non mettere in difficoltà i clienti».
Ma ancora una volta non è certo la guerra ad est a creare il problema. Che ha origini più lontane. «Faccio un esempio: io devo esportare dei prodotti ma non trovo il cartone per imballare certe merci. Il cartone, capite? Si tratta di oggetti di bassa sofisticazione che abbiamo smesso di produrre e ora dipendiamo completamente dall'estero. E i prezzi ci penalizzano». Così piovre e polpi ora costano molto di più ma non è certo il caso di assalire i negozi e fare scorte. «La piccola pesca può essere in difficoltà ma le forniture continuano grazie all'allevamento e alle importazioni. Ma sui prezzi non si può scommettere».
lu.pe.
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