×
×
☰ MENU

Pene d'amor perdute

Farau: «Porto Shakespeare nella Swinging London»

Farau: «Porto Shakespeare nella Swinging London»

di Francesca Ferrari

22 Marzo 2022,03:01

«Sono davvero felice di lavorare con una compagnia così energica, composta da giovanissimi interpreti neodiplomati e alcuni membri dell’Ensemble Stabile, tra cui uno dei fondatori del Collettivo, il grande Marcello Vazzoler».

Non nasconde la propria gioia di tornare a dirigere con Teatro Due - dopo la lunga pausa imposta dalla pandemia - il regista Massimiliano Farau, e di ricominciare la collaborazione con la realtà parmigiana, portando in scena un classico di Shakespeare, «Pene d’amor perdute», su traduzione di Luca Fontana, che debutterà in prima nazionale sabato alle 20.30 (repliche fino al 3 aprile).

Perché proprio quest’opera del Bardo?

«È stata Paola Donati, direttrice di Teatro Due, a propormi questa regia, che ho accolto con entusiasmo, seppur il testo sia vertiginosamente eufuistico, ricchissimo di figure retoriche, molto concettoso. Il linguaggio è uno dei temi portanti dell’opera insieme al tema amoroso; essi s’intersecano nell’ideale dell’amore cortese e nel raccontare la vicenda di quattro giovani aristocratici che scelgono il culto intellettualistico, la dedizione assoluta allo studio, al punto di escludere ogni altro piacere, compreso l’amore. L’arrivo di una delegazione francese tutta al femminile renderà vano questo loro proposito. Sarà una sfida confrontarsi con questo linguaggio virtuosistico, che Luca Fontana ha saputo tradurre con cura, rispettando rime, distici, valori fonici, ritmo. Una forma così forte è un grande sostegno per l’interpretazione».

Commedia sull’amore, ma anche una storia di educazione sentimentale che conduce i personaggi a una presa di consapevolezza. Quale?

«Si compie un passaggio nelle relazioni fra uomini e donne che trasforma eros in agape, in sentimento ricambiato e non più idealizzato. Assistiamo a un’evoluzione che porta a un pensiero della differenza, a un dialogo fra i sessi, all’espressione di due punti di vista, due attitudini che si scoprono complementari. C’è quasi l’abiura del corteggiamento iniziale sofisticato e stilnovista, per volgere invece a una modalità giocosa nella relazione, alla bellezza delle parole espresse con naturalezza. I personaggi accedono a una visione matura della condizione umana e alla consapevolezza della propria fallibilità».

Emerge una certa modernità nella trattazione della figura femminile…

«Da molti è considerato il testo più femminista di Shakespeare. Le donne qui non sono oggetto di corteggiamento e territorio di conquista. Hanno lucidità nell’osservare i propri corteggiatori, che poi smontano a colpi di arguzia, con meccanismi comici ben oleati. Sono maestre d’amore, in un processo maieutico volto alla crescita sentimental-esistenziale».

Come ha contestualizzato l’opera in scena?

«Shakespeare si presta a una rappresentazione filologica, ma qui ho deciso di mischiare periodi storici diversi, con molti riferimenti scenografici e musicali agli anni ‘60 della Swinging London e dei Beatles, epoca di tendenze spirituali oltre che narcisistiche. Il “figurato e labirintico” giardino di Navarra, dove si svolge la storia, avrà costruzioni simboliche che evocheranno le atmosfere di Dalì, Magritte, Warhol. Sarà una versione pop classicheggiante».

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI