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LIBRI

Hervé Barmasse racconta il suo Cervino

In «Cervino. La montagna leggendaria» pagine e immagini di forte suggestione

Hervé Barmasse Sulla vetta della bellezza

06 Aprile 2022, 15:50

Chi almeno per una volta nella vita è salito oltre il Colle del Lys - tipico punto di partenza a oltre 4mila metri per le vette e i ghiacciai del Monte Rosa - sa cosa vuol dire arrivare, finalmente, a vederlo: eccolo - dito puntato - il Cervino! Per chi frequenta la montagna d'alta quota, in sostanza, questo libro di Hervé Barmasse («Cervino. La montagna leggendaria», Rizzoli, pag. 334, euro 19,90) è imprescindibile. Mentre per chi «capanna Carrel», «scala Jordan» o «cresta del Leone» non dice un granché, è comunque una ghiotta occasione per conoscere, approfondire e, chissà, imparare ad amare la montagna più iconica che conosciamo: quella stampata sulla scatola del Toblerone, tanto per intenderci.

4478 metri di ghiaccio, neve e roccia verticale. Pura bellezza. Il più difficile dei 4mila delle Alpi, l'ultima vetta a esser stata conquistata. La montagna di casa nostra che ha reso grande l'alpinismo «moderno» e sulla quale sono state scritte pagine uniche di questa attività che negli ultimi due secoli si è evoluta fino a diventare oggi una disciplina sportiva. Per Harvé Barmasse, classe '77, la Gran Becca - così da sempre lo chiamano gli abitanti della Valtournenche, Matterhorn quelli di Zermatt, versante svizzero - è davvero la montagna di casa. Anzi, di famiglia. L'ha salita più di un centinaio di volte. Su quella roccia ha aperto nuove vie, anche in solitaria e in invernale.

Figlio della guida alpina Marco Barmasse (in famiglia portano clienti in montagna da 4 generazioni), maestro di sci, alpinista con grandi esperienze in Himalaya e Patagonia oltre che ovviamente sulle Alpi, e poi scrittore, filmaker e ora anche conduttore radiofonico, in questo libro racconta in modo moderno ed estremamente efficace una montagna dalle geometrie abbaglianti. Come ricorda il giornalista parmigiano della Gazzetta dello Sport Luca Castaldini nell'introduzione, quello di Barmasse è un «punto di vista personale e autorevole» (intimo, aggiungeremmo) che porta il lettore in una full immersion ricca di spunti storici, di testimonianze in parte inedite, alla scoperta più che della montagna in sé, di quello che significa per gli alpinisti.

Guidato dall'entusiasmo e dall'esperienza di chi - al contrario di tanti altri che ne hanno scritto prima, ma che non l'hanno mai vissuta in prima persona - la «montagna leggendaria» l'ha toccata con mano, assaporata, studiata e fatta sua, nasce così un omaggio fresco e vivace, di un «votornén» che sa bene cosa vuol dire essere nato e cresciuto sotto le sue pareti verticali.

Il libro è esteticamente bello come il Cervino: splendide fotografie, disegni, la ricostruzione grafica delle vie tracciate fino ai giorni nostri, i ritratti dei protagonisti: verrà presentato al cinema Astra di Parma domani alle 21. Il volume, partendo da ciò che ha rappresentato e rappresenta oggi l'alpinismo, racconta chi ha voluto sfidare la Grane Becca sfidando se stesso. A cominciare dall'«anno zero» del Cervino, la sfida che il 14 luglio del 1865 vide la cordata guidata da Edward Whymper avere la meglio su quella di Jean-Antoine Carrel: la conquista della vetta dalla cresta dell'Hornli, versante vallese. Da lì in poi è un'ascensione dietro l'altra, nuove vie, concatenamenti, sfide contro il tempo. Tanti nomi (compresi quello di papà Marco e Harvé Barmasse, naturalmente) tra i quali non si può non citarne uno: Walter Bonatti. Fu lui che nel '65 salì d'inverno e in solitaria.

Infine - e sarebbe già «tanta roba» - ci sono anche i consigli per chi volesse provarci: non un'impresa qualsiasi, ma nemmeno una vetta impossibile. Perché l'alpinista, come scrive Harvè , «non è un pazzo che sfida la morte, bensì una persona che ama la vita e insegue i propri sogni con amore, passione e dedizione». Alla fine ne è viene fuori un vero atto d’amore. Non solo alla montagna, ma anche alla sua gente e a tutto ciò che la Gran Becca significa. Un emblema, una dottrina, si legge. Una montagna di tutti, ma non per tutti. Soprattutto un grande sogno, che fa ancora battere forte il cuore e puntare il dito lassù.

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