×
×
☰ MENU

Ancelotti e Pioli

C'è tanto Parma nel calcio che conta

C'è tanto Parma nel calcio che conta

di Paolo Grossi

15 Maggio 2022,03:01

In questo momento ci sono due figli del Parma, due storici testimonial del marchio crociato, ai vertici del calcio italiano ed europeo. Carlo Ancelotti ha vinto lo scudetto in Spagna, ed è il quinto Paese in cui gli riesce, e affronterà il Liverpool nella finale di Champions. Stefano Pioli è a quattro punti dallo scudetto con un Milan giovane e non certo partito coi favori del pronostico. Entrambi sono nati calcisticamente nel Parma e hanno rappresentato i due veri e forse unici «momenti Ajax» della gestione di Ernesto Ceresini. I momenti cioè in cui un club dopo aver svezzato un potenziale campione lo cede a una squadra più ricca e blasonata per potersi avvicinare all'autosufficienza finanziaria. Carletto trascinò il Parma in B nel '79 poi passò alla Roma, Stefano segnò il gol della promozione in B a Sanremo nell'84 e fu ceduto alla Juventus. Tutti e due hanno avuto una buona dose di sfortuna, finendo spesso sotto i ferri per incidenti di gioco anche seri.

Entrambi poi, il primo nel '96 e il secondo dieci anni dopo, fecero una giovanile esperienza sulla panchina del Parma. Dove Carletto addirittura centrò il secondo posto con qualificazione alla Champions.

I curriculum sia da calciatore che da tecnico sono ben diversi, anche perché, al di là delle capacità individuali, Stefano non ha incontrato sulla sua strada Arrigo Sacchi, bravo a esaltare le doti di calciatore di Carlo e ad aiutarne l'avvio della carriera da tecnico. Se infatti Ancelottì passò dalla panchina azzurra dove aiutava il ct alla Reggiana prima e al Parma poi, Pioli ha dovuto fare davvero tanta gavetta, che si è aggiunta a quella da calciatore. Dopo la Juve ha giocato per Verona, Fiorentina (154 gare in A), Padova, Pistoiese, Fiorenzuola e Colorno.

Come alle allenatore prende invece le mosse nelle giovanili del Bologna. E lì, nel 2001, vince quello che per ora (gli auguriamo per poco) è ancora il suo unico titolo: lo scudetto Allievi del 2001, plasmando una miriade di ragazzi arrivati da mezzo mondo tra i quali sbocciò Meghni. Procedendo per gradi, con l'equilibrio che fin da giovane lo ha contraddistinto, passò alla Primavera del Chievo e solo nel 2003 fece il salto nel calcio «adulto». Da allora non s'è più fermato: Salerno, Modena, Parma, Grosseto, Piacenza, Sassuolo, Chievo, Palermo e da lì solo serie A e di alto livello: Bologna, Lazio, Inter, Fiorentina, Milan. Quanta vita calcistica ben spesa sulle sue panchine, quanti i momenti belli, quante le difficoltà. Ancor più degli immancabili esoneri, (alcuni, come quello al Palermo, surreali) ha dovuto superare la prova della morte in albergo di Davide Astori. Tatticamente è stato fluido «ante litteram», non legandosi in esclusiva a un sistema di gioco ma cercando sempre di mettere a suo agio la squadra, bilanciando nella sue scelte le prerogative dei calciatori a disposizione e le peculiarità degli avversari. Da giovane calciatore ha avuto maestri come Trapattoni e Ranieri, gente che sapeva gestire i campioni ma anche ottenerne calcio spettacolare. E oggi è forse il più moderno tra i tecnici italiani. Basta vedere i tanti accorgimenti con cui è riuscito a tenere il Milan, pur tra le insidie della età media bassissima, del covid, degli infortuni, di qualche torto arbitrale, sempre nella primissime posizioni. Tant'è che negli ultimi 180' minuti parte davanti a tutti verso il traguardo scudetto.

Ci piace pensare che Stefano abbia assorbito tutto il buono che la parmigianità poteva dargli riuscendo a filtrare invece le scorie negative che pure potevano ''contaminarlo''. Quindi si è rivelato sempre curioso, tenace, ambizioso, razionale, senza mai cadere in eccessi di presunzione o di autoreferenzialità. A ben pensarci è poi l'atteggiamento che campioni veri come Ancelotti o Buffon, con il propulsore parmigiano alle spalle, hanno tenuto nella loro carriera. A dargli man forte in questo equilibrio assoluto in un mondo squilibrato per eccellenza è anche il suo storico braccio destro Giacomo Murelli, altro figlio della nostra terra che sta stare nel mondo del calcio in modo esemplare.

Al di là infatti di una vittoria in più o in meno, per Pioli parla la considerazione che lascia dietro di sé dove passa per lavoro. O dove semplicemente si ferma a prendere un caffè. Parliamo, nel suo caso ma anche in quello di Ancelotti, di grandi persone prima che di grandi calciatori o allenatori. Uomini di cui Parma e i parmigiani possono andare orgogliosi perché rappresentano preziosi esempi di come si può vivere con successo nello sport più prestigioso mantenendo serietà ed educazione come punti di riferimento.

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI