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«Il Giro ci aiuti a far sistemare il ponte dove morì Simone»

«Il Giro ci aiuti a far sistemare il ponte dove morì Simone»

di Roberto Longoni

16 Maggio 2022,03:01

Bedonia

Fuggitivi o in gruppo che siano, i ciclisti ci arriveranno in velocità da Piane di Carniglia. Affronteranno con un rapporto ancora lungo la curva a sinistra, per imboccare d’infilata il Taro1. E in velocità s’inoltreranno su per la gola, verso la Liguria.

Per il paesaggio, il ponte è una sorta di confine: prima, monti che assomigliano piuttosto a boscose colline; dopo, ripidi pendii verdi e rocce a picco. Ma sotto le ruote della carovana rosa la fondovalle per chilometri continuerà a salire dolce anche oltre, e chissà se tra i corridori qualcuno s’accorgerà di quella specie di frontiera dello sguardo. Per Simone Filiberti, ancora più giovane di loro, fu una frontiera tra la vita e la morte.

Scendeva in auto prima dell’alba dalla sua Foppiano, eremo di resistenti dell'Appennino, diretto all’Università a Parma. Era il 4 dicembre del 2019. Che fosse l’unico mattino rigido di un inverno malaticcio rende la tragedia ancora più dolorosa. Solo quel giorno l’asfalto si ricoprì di una patina di ghiaccio. Lui, al volante di un’utilitaria, scendeva più lento di quanto giovedì non risaliranno gli atleti in bici in senso opposto. A Simone bastò toccare il freno per imboccare la curva prima del ponte, perché tutto cominciasse a viaggiare al rallentatore e terribilmente veloce. Inesorabile, a furia di sbandate, fino all’urto di muso contro la ringhiera lungo la spallina a monte.

Chissà se qualcuno tra i ciclisti si accorgerà dei fiori, delle croci, delle lettere lasciate lassù da una madre orfana di quanto aveva di più grande: l’amore per un figlio già in vita somigliante a un angelo, venuto al mondo quasi per stupire. Chissà se i professionisti chini sui manubri, oltre la barriera di new jersey noteranno i monconi di quella ringhiera fragile, da museo. Simone è precitato da lì. Dieci metri di volo prima dell’acqua gelida: un abisso senza fondo, se si pensa che sono costati la vita a un ragazzo. Da due anni e mezzo ormai quei monconi graffiano l’aria a picco sul fiume, feriscono gli occhi di chi ricorda. Al passaggio del Giro, il padre di Simone, Franco, e la madre Marida Ponzini, cercheranno di farli urlare. Nella speranza che una telecamera lo inquadri, esporranno un cartello giallo con questa scritta: «Per incuria stradale, il 4 dicembre 2019 è morto Simone, di appena 20 anni. Vergogna!».

Quali siano le cause, spetterà alla giustizia stabilirlo. In queste settimane, la procura di Parma ha chiuso l’indagine: ancora è presto per dire se siano partiti avvisi di garanzia. E, semmai, quanti, diretti a chi. Forse non è nemmeno questo ciò che più preme a Franco e Marida: la loro condanna senza appello l’hanno subita quel mattino maledetto. Altri verdetti non renderanno meno pesante quello a loro carico. La loro battaglia, semmai, è per quella strada, resa ancora più a ostacoli di prima. «Due anni e mezzo, e che cosa hanno fatto? - chiede il padre di Simone -. Hanno continuato a rimandare gli interventi per sistemare davvero i ponti senza penalizzare una circolazione già difficile. Hanno disposto file di blocchi di cemento a proteggere quelle ringhiere inutili, restringendo le carreggiate. Sono riusciti ad aggiungere tre semafori attivi più due lampeggianti. Ora, per andare da Bedonia a Santa Maria del Taro servono 30 minuti». È a nome della montagna dissanguata dallo spopolamento e soffocata dalla perdita di servizi che Franco parla. A lui nessuno può più togliere nulla, assicura. E nemmeno a Marida, che «di questa strada ha invano parlato con Salvini, Bonaccini, Fico. Ora sta cercando di mettersi in contatto con il ministero delle Infrastrutture, ma le rispondono solo quando chiama con un altro numero: il suo devono averlo memorizzato nella lista dei rompiscatole. Tra Fidenza, Salso e Parma verranno investiti centinaia di milioni. E dove invece c’è già poco deve esserci ancora meno. Anche questo è un oltraggio alla memoria del nostro povero unico figlio».

© Riproduzione riservata

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