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Ieri la Mannoia

La versione di Fiorella riempie il Regio di poesia

La versione di Fiorella riempie il Regio di poesia

di Anna Pinazzi

19 Maggio 2022,03:01

Voce accogliente. Rende le parole così chiare, che non si può fare a meno di chiedersi: è canto o è poesia? La risposta arriva subito, come riflesso involontario a quell’eleganza pacata che Fiorella Mannoia porta sul palco: entrambe. Lo ha fatto anche ieri sera al teatro Regio, recuperando lo spettacolo rinviato il 4 maggio, nell’ultima tappa del suo tour «La versione di Fiorella» (prende il nome dal programma che la cantante ha condotto su Rai 3, a partire dallo scorso ottobre in seconda serata).

Dalla tv al teatro, le emozioni si moltiplicano e raggiungono la pelle del pubblico e quella di Fiorella: «Che gioia vedervi, mi vengono i brividi dall’emozione – dice – Poter essere qui tutti insieme è una fortuna, lo abbiamo capito bene in questi tempi difficili. Sarebbe una festa al completo se non ci fossero le notizie di odio e guerra che sentiamo». Poi la musica cancella la malinconia. L’inizio è sancito da un fragoroso applauso e le note di «Padroni di niente», brano del 2020: «Sbaglia, sbaglia chi non cambia, chi genera paura, chi alimenta rabbia» canta Fiorella. Poi «I treni a vapore», «Combattente»: confini di un campo di battaglia con sé stessi. E ancora le note de «Il peso del coraggio», alla fine del brano il pubblico alza in aria dei fogli bianchi, con scritta sopra una frase che sa di dolce sentenza: «Siamo noi l’umanità» si può leggere. Il teatro diventa avamposto di fratellanza, tutti compagni in quell’avventura che è la vita. Complici anche gli altri artisti sul palco (Diego Corradin alla batteria, Claudio Storniolo al pianoforte, Luca Visigalli al basso, Max Rosati e Alessandro «Doc» De Crescenzo alle chitarre e Carlo Di Francesco alle percussioni), in grado di creare un mondo musicale eterogeneo, che parla a cuori e alle coscienze.

Non mancano gli omaggi ad altri grandi artisti: «Sally» di Vasco Rossi, «Generale» di De Gregori e «La casa in riva al mare» di Dalla sono solo alcuni. Nella voce di Fiorella sembra però tutto nuovo, tutto «suo». Non può mancare nella scaletta la «firma» dell’artista: «Quello che le donne non dicono», capolavoro scritto da Enrico Ruggeri e interpretato dalla Mannoia con una prudenza unica, delicatezza che sembra fare assurgere le parole mete elevatissime. Si tocca il cielo – «d’Irlanda» e non solo – con un dito. Il pubblico non può che lasciarsi andare in un coro fragoroso, la Mannoia di rimando allarga le braccia verso le poltrone, con un grande sorriso in volto: la sostanza di quel gesto è davvero quella di un abbraccio. Ecco che, nei secondi delle note, in un attimo viene restituito il mondo, nelle sue verità e contraddizioni. È il mondo in cui si sente quotidianamente «Il peso del coraggio», in cui spesso «L’amore si odia», in cui si impara per forza «a sognare» essendo «Padroni di niente». Ma tranquilli, questa è solo «La versione di Fiorella»… o forse no.

Anna Pinazzi

© Riproduzione riservata

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