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La gazza ladra

Sì, viaggiare... ma quanta maleducazione c'è in giro

Sì, viaggiare... ma quanta maleducazione c'è in giro

di Mauro Coruzzi

22 Maggio 2022,03:01

O siamo tutti “smemorati” o, volutamente, siamo diventati tali… Se fino a ieri eravamo immersi nel dubbio «mascherina sì, mascherina no» o «i col vaccino chissà cosa t’inoculano», oggi, totalmente dimenticate le vittime, anche quelle che abbiamo avuto conosciuto, frequentato e che, con la loro scomparsa, ci hanno lasciato vuoti difficilmente colmabili, ecco che, ai primi 30° di temperatura, mollate piano piano le normative che hanno regolato la pandemia (non finita, ma non così falcidiante come prima) ecco che, manco fosse stata una folata di vento passeggera, siamo tornati quelli di prima, e, fosse possibile, pure un po’ peggio.

Per chi come me è in movimento, tra macchina treno e aereo più volte al mese per lavoro, e non avendo né moglie né marito né amante ma solo molti ricordi cui affidare quel residuo di testosterone da utilizzare in rarissimi casi di frammentaria felicità, ho come l’impressione che, fosse mai possibile, siamo ritornati (non tutti ma tanti sì…) dei grandi menefreghisti.

Autogrill: sosta per un caffè o un ristoro, macchine già stracolme, soprattutto nel week end, con guidatori sulla soglia del rimbambimento che approdano al parcheggio dopo aver marciato nella corsia di mezzo perché «stare a destra è da camionisti» (sentita con le mie orecchie incredule), bimbi non tenuti per mano che credono d’essere a Gardaland e nessuno dei genitori che li ferma quando s’infilano ovunque, quando ti passano davanti con gli stessi genitori alla eventuale fila alla cassa («ah, scusi, sa …sono ragazzi…»), no scusa un cavolo, intanto insegna loro il rispetto altrui e la regola del mantenimento delle distanze di sicurezza e smettetela di ciacolare tra voi se è meglio la Versilia o conviene di più la Riviera romagnola e poi vi fingete stupiti se qualcuno vi richiama alle regole. Come in treno: mi chiedo perché debba ascoltare le telefonate del manager (o presunto tale) che ulula al telefono per minuti se non ore e, se gli chiedi se per favore può abbassare la voce perché a me non interessa quello che ha da dire ad un cliente o alla sua amante), ti senti rispondere che il vagone non è quello del “silenzio”, come dire chi se ne frega di te che stai nel sedile davanti o in quello posteriore, “ho pagato” e parlo al volume che mi pare.

Ci sta che per reazione alle privazioni di un paio d’anni d’inferno che comunque non ha smesso di bruciare, ci si senta talmente vogliosi di tornare ad essere liberi come prima, ma il trucco «scusi ma l’aereo sta per partire, le spiace se passo avanti?» non va. E se tu rispondi «Sì, perché anche il mio sta per partire e vorrei prenderlo come lei, quindi, come me aspetta o altrimenti ne affitti uno privato così parte quando vuole e senza fare nessuna attesa da comune viaggiatore”, ti guardano anche male, malissimo e il cafone divento io, mentre lei, la ritardataria al check- in, con tanto di set di borse e valigie firmatissime, sbuffa come i treni a vapore di una volta… Ecco, la prossima volta, il prossimo viaggio, pandemia o meno, lo faccia con un bel treno a vapore, se ancora ce ne sono: probabile che non ci sia fila alla biglietteria… Buona domenica.

Mauro Coruzzi

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • Andreaparma

    22 Maggio 2022 - 13:45

    Parole sante! Peccato siano poche, ce ne starebbero molte altre

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