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SCOMPARSO

Gianni Dazzi, il meccanico che mise il «turbo» alle bici

Gianni Dazzi, il meccanico che mise il «turbo» alle bici

di Lorenzo Sartorio

27 Maggio 2022,03:01

Ha messo in moto, più precisamente, ha fatto salire sul motorino, tantissimi parmigiani. Gianni Dazzi, mitico e leggendario meccanico, è scomparso nei giorni scorsi all’età di 89 anni.

Era l’immediato dopoguerra. Gli italiani si leccavano le ferite, piangevano i loro morti, cercavano di cancellare dagli occhi e dagli orecchi il bagliore delle bombe, il rombare notturno di «Pippo», l’oscurità dei rifugi e l’urlo delle sirene. Ma non era facile.

Pane e latte erano ancora razionati, la fame e la miseria imperavano dovunque e bisognava iniziare da capo. Le armi vincenti del nostro popolo, a quei tempi, furono la speranza, il lavoro ed il famoso estro italico.

Uno che, nel suo piccolo, contribuì alla crescita del nostro Paese favorendo lo spostamento (oggi si chiama mobilità) dei più poveri dalla casa al luogo di lavoro, fu proprio Gianni.

Nato e vissuto a Vicopò, figlio di un muratore, fu uno dei primi meccanici parmigiani a montare sulle vecchie bici, che ognuno aveva in casa, un motore a rullo della «Mosquito», «Garelli», «Ducati» e «Bianchi». Si chiamavano in gergo tecnico «motori ausiliari» .

Dazzi, che giovanissimo iniziò a lavorare dal meccanico Italo Bazzarini in via Mantova, in seguito si mise in proprio in un garage di Vicopò e, quindi, nel suo negozio di via Mantova dove iniziò a montare motorini sulle bici. E fu un successo. Infatti, tantissimi operai, specie muratori, si affidarono a questa scelta per potere coprire il tragitto che separava la loro casa dal luogo di lavoro in minor tempo.

Il «Mosquito», che poteva raggiungere la sconvolgente velocità di ben 25 chilometri orari, era provvisto di un campanello, la «raganella», e, nel dopoguerra, rappresentò uno dei più diffusi mezzi di locomozione. Poi Gianni, appassionatissimo di motori, passò a «truccare» i «Mosquito» facendoli raggiungere i 70 chilometri orari e costruendone ex novo una serie con il suo nome ed il suo marchio.

Residente storico di via Mantova (ora via Toscana), Gianni, amicissimo e vicino di casa di Vittorio Adorni, del quale è stato un grande fan, fino all’ultimo ricordava con entusiasmo le sue creazioni che consentirono anche a tanti ambulanti di trasportare la loro merce. Come i «ranai» della Bassa che, in giugno, arrivavano in città con il cassettone ligneo fissato al parafango posteriore del loro motorino pieno zeppo di rane infilate in un bastoncino e avvolte in foglie di gelso.

I vecchi «mosquito» del grande Gianni, fedeli compagni di tanti operai ed altrettanti ambulanti, sono ormai un lontano ricordo di un mondo profondamente cambiato che, quei motorini pionieristici «firmati Dazzi», ha relegato nella memoria.

© Riproduzione riservata

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