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Mangiacinema

Willem Dafoe star a sorpresa a San Secondo

Willem Dafoe star a sorpresa a San Secondo

di Martina Alfieri

13 Giugno 2022, 03:01

«Lavorare con lei? Facile rispondere: è un piacere. Vivo tutto lo sviluppo dei suoi progetti, perché vivo con lei».

Così, in un italiano fluente, Willem Dafoe esprime orgoglio e ammirazione verso Giada Colagrande, sua moglie e regista di numerosi film da lui stesso interpretati. Colagrande ha ricevuto ieri il premio Mangiacinema-Creatrice di sogni durante la nona edizione di Mangiacinema-Festa del cibo d’autore e del cinema goloso, nel Museo Agorà Orsi Coppini.

«Mi piace il suo modo girare, è molto famigliare. È molto brava, e come regista ha una grande sensibilità, è “ugualitaria”, si può dire?» racconta la star holliwoodiana, 4 volte nominato all'Oscar, che non ci si aspetta di certo di incontrare in una calda domenica pomeriggio tra le strade di San Secondo. Accontentati i fan e i curiosi in cerca di una foto e di un saluto, spazio alla vera protagonista dell’evento.

La regista e sceneggiatrice è stata premiata per il suo «Padre», film di carattere onirico e autobiografico che vede tra i protagonisti gli stessi Dafoe e Colagrande, insieme a Marina Abramovic e Franco Battiato, a cui la giornata di ieri del Festival Mangiacinema era dedicata. «Il titolo “creatrice di sogni” mi piace da pazzi: quando ho cominciato a fare cinema e mi chiedevano perché lo facessi, rispondevo che lo avevo scelto perché volevo fare qualcosa che assomigliasse il più possibile ai sogni», spiega Colagrande. E, parlando di «Padre», proiettato ieri sera nell’Agorà, rivela: «Quel film l’ho sognato. Ha una dimensione onirica anche in origine».

In seguito alla morte del padre ha incominciato ad appuntare su un diario una serie di sogni che, era chiaro, erano tutti collegati: «Sognai mio padre, che aveva il volto di Franco (Battiato, ndr). L’ho sempre riconosciuto come un maestro». E Battiato è stato felice di partecipare, per la prima volta prestando il proprio volto come attore, e di contribuire al film con le sue musiche. E proprio la musica, per Colagrande, non è un complemento del cinema, ma una seconda vocazione: «Per il mio carattere, mi corrisponde più la dimensione solitaria della musica. Il cinema è una dimensione corale: anche lì, quando posso, cerco di ridurre al massimo la troupe».

In questo ha ragione Dafoe nel dire che i film di Colagrande sono famigliari: lo ammette lei stessa. Amici, persone care, trovano un posto all’interno dei suoi film. «A Parma? Sono stata solo una volta, tanti anni fa, A.W. (Avanti William)», scherza Colagrande. «Prima di me?!», risponde ironico lui. Domani ripartiranno già: vivono da quasi vent’anni dividendosi tra New York e Roma, tra cinema, teatro e musica. «Oggi sono felicissima di mostrare “Padre” - conclude Colagrande «in un contesto di omaggio a Battiato». E domani? Presto uscirà il secondo disco della band «The Magic Door», in cui canta Colagrande, e una nuova avventura è già alle porte...

Martina Alfieri

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