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Il ricordo degli amici

Dal Watergate a Parma: addio a «Gene» Peters, l'avvocato americano

Dal Watergate a Parma: addio a «Gene» Peters, l'avvocato americano

13 Giugno 2022, 03:01

Aveva il cuore diviso tra l’America e Parma. Già da qui si può immaginare quanto fosse grande: «C’è sempre stato posto per tutti». Eugene Peters (detto Gene), scomparso nei giorni scorsi all’età di 91 anni, era uno dei più noti avvocati di Washington, fra i titolari dello studio Burwell, Peters and Houston. È stato fra i legali che hanno assistito il deputato democratico del Texas Jack Brooks a redigere l’impeachment che portò alle dimissioni di Richard Nixon e in questa veste ha incontrato l’allora presidente americano nelle fasi drammatiche dello scandalo Watergate.

Cosa poteva trovare, dunque, nella piccola città di Parma, l’avvocato Peters? Sicuramente la sensazione di trovarsi a casa, lontano dal caos delle metropoli, dalla frenesia di un mondo che aveva bisogno di mettere, ogni tanto da parte, in pausa. Così, tre mesi all’anno, veniva in città nella sua abitazione di via Farini, insieme all’inseparabile amica Sharon Matts (insieme alla quale diede concretezza alla compagnia Axxon Group). Dove era uno, era l’altro.

Così lo ha conosciuto anche Michele Belmessieri, uno dei tantissimi amici parmigiani. «Appena arrivato a Parma, 30 anni fa, Gene ha iniziato a frequentare il vecchio Bistrò di piazza Garibaldi, che per 40 anni è stato gestito dai miei genitori – racconta emozionato Michele –. Era diventato il suo locale di riferimento, lo si poteva vedere lì tutti i giorni insieme a Sharon».

Caffè dopo caffè, parola dopo parola, è nato «un rapporto di amicizia profondissima tra lui e la mia famiglia – riprende Michele –. Tanto che mi ha visto crescere, sono stato a Washington da lui diverse volte: lo considero davvero il mio nonno americano».

La sua eleganza pacata passava per gli abiti - «immancabili cappello e impermeabile lungo, il portamento signorile» - e per «il suo sorriso luminoso, la predisposizione all’ascolto dell’altro, all’incontro». Ognuno dei suoi tanti amici si è sentito ospitato nella sua grande intelligenza, nella sua disponibilità, nel suo modo di fare mite. Dava agli amici sé stesso, e quello era un aiuto incalcolabile: «Gene ha sempre creduto molto in me, era di grande supporto e ha sempre cercato di aiutare i giovani, in generale» conferma Michele.

Lo raccontava anche la «Gazzetta», anni fa, quando intervistò Eugene per uno dei suoi programmi di studio: portava i suoi studenti - faceva parte del consiglio di amministrazione della Saint Francis University - a Parma per un periodo di «full immersion» nella cultura parmigiana e italiana in generale. «Sapevamo di Parma per la facoltà di Medicina, in particolare per la medicina a distanza e l’oncologia pediatrica – spiegava l’avvocato stesso al giornale –. Una volta approfondita la conoscenza della città, l’abbiamo giudicata l’ambiente ideale per un soggiorno di studi: con una grande tradizione culturale, ma piccola e “user friendly”».

Tra i giovani ispirati e sostenuti da Gene, c’è anche il musicista parmigiano Paolo Schianchi, che ora vive in America. «Gene era una persona straordinaria – afferma il musicista –, di una gentilezza rara. Ha creduto sempre in me». È una gratitudine commovente quella di Paolo. Un rapporto forte li legava, tanto che la famiglia ha invitato il chitarrista ad accompagnare Gene nelle sue ultime ore sulla terra. Con quel linguaggio di suoni «che sono certo lui abbia ascoltato e che mi ha permesso di dargli un addio sentito, di stargli accanto fino alla fine – riprende commosso Schianchi –. Spero di avergli regalato un po’ di pace».

L’assenza di Gene grava sui cuori di molti. Perché stargli accanto era una fortuna, un continuo arricchimento umano e culturale. Bastava uno sguardo e ci si poteva sentire raggiunti là, «nella parte migliore del proprio spirito».

Anna Pinazzi

© Riproduzione riservata

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