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Lutto

Addio all'architetta Marisa Pizzi, paladina delle donne

Addio all'architetta Marisa Pizzi, paladina delle donne

14 Giugno 2022,03:01

Dolore e commozione hanno suscitato, specie nel mondo degli architetti parmigiani e del loro ordine professionale, la notizia della morte di Marisa Pizzi, apprezzata professionista nonché consigliera dell’Ordine degli Architetti.

Nata il 31 gennaio 1962 a Soragna, paese in cui aveva vissuto tutta la sua vita, Marisa aveva conseguito la laurea in architettura al Politecnico di Milano, dopo una formazione artistica all’Istituto Toschi di Parma. Estroversa e fuori dagli schemi, aveva dedicato il suo progetto di laurea al tema della bambola «Barbie» e, con spavalderia, aveva fatto ricoprire il suo libro di tesi di un morbido peluche rosa. «Era la fine degli anni Ottanta e un gesto di questo tipo, all’epoca, era decisamente inusuale», commenta l’amica architetto Gabriella Incerti.

Dopo una breve esperienza in cui aveva svolto la professione in ambito privato, dal 1998 Marisa Pizzi optò per il settore pubblico, prima nei comuni di Fidenza e quindi Soragna e, recentemente, a Fontevivo, dove era responsabile del settore Lavori pubblici e patrimonio del Comune.

«Non ci sono parole quando si perde un’amica e una collega così presente e vivace. Marisa ha sempre dato moltissimo per la comunità, sia quella del suo paese, sia quella professionale. Quando la chiamai per chiederle di entrare nel Consiglio dell’Ordine sono convinto che sia stata proprio la voglia di fare il bene della nostra categoria a spingerla ad accettare», commenta il presidente Daniele Pezzali.

«È stata una donna solare, mancherà a tutti noi per sempre» sono le parole dell’architetto e amico carissimo Luigi Di Todaro. «Credeva in un mondo migliore e si spendeva per dare più opportunità alle donne e ai giovani» è il commento di Malda Eman, collega del consiglio dell’Ordine.

«Curava molto il suo abbigliamento, amava i colori. La sua risata, la sua erre e il suo accento tradivano le sue origini della bassa parmense e, da lì, forse era nato e si era mantenuto quello spirito battagliero di donna concreta e spiccia, ma non superficiale, paladina della libertà e della democrazia» racconta Cecilia Merighi, amica ed ex consigliera dell’Ordine.

Lo scorso anno Marisa aveva accolto l’invito ad entrare nel consiglio dell’Ordine e, da subito, si era distinta per la sua intraprendenza. Era stata tra le prime a volere a Parma il timbro «architetta», portando e argomentando con vigore questa proposta in consiglio. Convinta sostenitrice della parità di genere, non si fermava davanti a nulla per difendere i valori in cui credeva più profondamente, come i diritti delle donne e la libertà di parola.

«Marisa amava la vita e le cose belle. Ballava non appena sentiva la musica. Ma più di ogni cosa amava viaggiare» continua Gabriella Incerti.

La scelta di lasciare la professione privata ed entrare nella pubblica amministrazione non era stata per Marisa un sacrificio. Più volte aveva sottolineato che così sentiva di poter essere più vicina alla sua comunità di appartenenza, al suo territorio, che amava moltissimo e dove la sua famiglia gestiva da due generazioni un ristorante molto conosciuto. Gli stessi sentimenti l’hanno animata anche nell’impegno politico.

Lo.Sar.

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