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Emergenza idrica e siccità

Berselli: «Servono invasi, ora capire dove realizzarli»

Berselli: «Servono invasi, ora capire dove realizzarli»

di Giovanna Pavesi

02 Luglio 2022,03:01

Nel giorno in cui, ieri, a Pianello Valtidone, in provincia di Piacenza, un convegno ha celebrato i 100 anni dalla costituzione della diga del Molato, costruita tra il 1921 e il 1928 (e gestita dal Consorzio di Bonifica di Piacenza), Parma si interroga sugli invasi che sul suo territorio ancora non ci sono.

E se si affronta spesso la questione della possibilità di una loro fondazione, Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po, analizza la condizione attuale delle due aree che potrebbero essere interessate da realizzazioni di quel tipo. «Partiamo dallo studio e dalle conoscenze che sono più avanti dal punto di vista scientifico e che sono quelle legate al bacino dell’Enza – ha spiegato -. La Regione, negli ultimi anni, ha affidato uno studio all’Autorità di Bacino e in questo lavoro, che abbiamo consegnato partendo dai fabbisogni, che sono sottoscritti da tutti i portatori di interesse, si è dimostrato che nel bacino dell’Enza c’è un deficit e, quindi, c’è bisogno di realizzare uno stoccaggio per un volume pari a 27 milioni di metri cubi d’acqua, che consentono di pareggiare, in un anno secco come questo, un’eventuale difficoltà, garantendo al processo agricolo e a quello idropotabile una mitigazione del rischio».

«Dopo la realizzazione di questo studio - ha proseguito - la Regione ha chiesto al ministero delle Infrastrutture un finanziamento di 3,5 milioni per iniziare i lavori di progettazione preliminare, che sono prodromici all’eventuale richiesta di finanziamento successiva alla progettazione, che in questo momento non è ancora in corso».

Per Berselli l'altro tema riguarda «i desiderata fino a oggi sugli invasi del Taro, del Baganza e del Parma, che, dal punto di vista anche dello studio e delle conoscenze, sono un po’ più indietro». «Proprio per questo, incontrerò i portatori di interesse, con l’Unione parmense degli industriali per condividere e tentare di accelerare un percorso di conoscenza dei dati legati al bilancio idrologico, che è assolutamente necessario per riuscire a determinare il deficit e alcune aspettative, come per esempio qual è il sito più idoneo, quale quello meno peggiore dal punto di vista dell’impatto o quello che rappresenta meglio la risoluzione dei problemi, come quello degli invasi, che non sono poi l’unica panacea per la mitigazione del rischio siccità». ha puntualizzato Berselli.

E se una diga come quella di Vetto oggi avrebbe un costo di circa 200 milioni di euro, Berselli sottolinea che anche se «la cifra è importante, non ci deve spaventare»: «Il problema vero è che con le condizioni attuali, la ricerca del finanziamento pubblico per realizzare un invaso così è un’operazione che va seguita con molta attenzione e che va fatta dopo aver realizzato un progetto preliminare. La ricerca, poi, può avvenire anche con soluzioni innovative: ci possono essere delle soluzioni in cui una partecipazione fra un legame corretto tra pubblico e privato può garantire una forte accelerata e una diminuzione dei tempi per la realizzazione».

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