IL CASO
Una disattenzione? O, ancora peggio, una pedalata un po' troppo spinta considerando anche l'età non proprio da ragazzino? Nulla di tutto ciò, secondo il giudice Antonella Ioffredi. Se il 24 settembre 2016 Mario (lo chiameremo così), sessantenne, aveva perso il controllo della bici all'ingresso della pista ciclabile di via Zarotto, all'incrocio con via Casa Bianca, andando a sbattere contro il palo della linea del filobus e fratturandosi un gomito, la responsabilità è del Comune. Che, dopo la causa civile intentata dal ciclista, assistito dall'avvocato Massimiliano Gherardi, è stato condannato al risarcimento dei danni: 20.758 euro in totale, esclusi gli interessi legali, che faranno lievitare la cifra di qualche migliaia di euro.
Tutta «colpa», per essere più chiari, del dislivello che alla fine di via Casa Bianca separa la strada dalla pista ciclabile di via Zarotto. L'incidente - scrive il giudice nella sentenza - «è conseguenza di una conformazione inadeguata e pericolosa dell'accesso alla pista ciclabile e non di un difetto di manutenzione della stessa». Un punto cruciale della battaglia legale, tanto è vero che il Comune aveva chiamato in causa Parma Global Strade, la società a cui l'ente aveva affidato l'appalto per l'esecuzione della manutenzione della rete stradale della città. Ma la difesa del Comune, durante la discussione della causa, ha anche negato la presenza di un «profondo dislivello» tra la strada e la pista ciclabile, parlando di una piccola rampa, per facilitare il passaggio di carrozzine e disabili, che il ciclista avrebbe percorso con negligenza, imperizia e imprudenza. Oppure, sempre secondo la difesa del Comune, Mario avrebbe tentato di superare il gradino che divide marciapiede e pista ciclabile facendo una manovra azzardata.
Ma il giudice, in questa sentenza di primo grado, ha scritto una storia diversa. E altre parole hanno avuto un peso significativo: due donne, sentite come testimoni, hanno raccontato di aver avuto un incidente analogo sempre nello stesso punto. D'altra parte, qualcuno aveva anche visto Mario quel giorno cadere a terra dopo aver perso il controllo della bici andando a sbattere contro il palo della linea del filobus. «Le foto che riproducono i luoghi mostrano un accesso angusto, e dunque pericoloso, alla pista ciclabile - scrive il giudice nella sentenza -, reso ancora più pericoloso dalla presenza, in mezzo al marciapiede, di un grosso palo metallico di sostegno dei fili della linea del filobus».
Insomma, nessun «caso fortuito», secondo il giudice. E nemmeno problemi di manutenzione, tanto da escludere la responsabilità di Parma Global Strade. Ma sotto accusa è l'ingresso alla pista ciclabile. E ora - salvo ricorso e ribaltamento in appello - sarà il Comune a dover pagare.
Georgia Azzali
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