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NUOVE REGOLE

Il «Pos» della discordia: non tutti osservano l'obbligo

Il «Pos» della discordia: non tutti osservano l'obbligo

di Giovanna Pavesi

05 Luglio 2022,03:01

La regola è chiara da tempo, ma dal 30 giugno, come stabilito dal Decreto legge 36 del 30 aprile 2022, per tutti gli esercenti che dovessero rifiutare il pagamento con il Pos, che permette di pagare con bancomat e carte di credito qualsiasi tipo di prestazione, è prevista una sanzione amministrativa di 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione «rifiutata». E gli esercenti che espongono cartelli con su scritto, per esempio, che «sotto i 5 euro si accettano solo contanti» potrebbero incorrere proprio in una multa, perché questa opzione non è contemplata. Eppure, in città, sono in diversi a ricorrere a questo messaggio: dal centro alla periferia, passando per qualsiasi tipo di attività, cioè dai negozi di frutta e verdura ai centri di manicure e pedicure, ma anche pizzerie, pasticcerie e ristoranti.

«La pizza? No, il Pos non funziona e prendiamo solo contanti», dice il proprietario di un ristorante nella prima periferia, che vende cibo da asporto e che, di fatto, non permette ai clienti il pagamento «virtuale».

«Mi spiace, ma il bancomat non va e per pagare la pedicure devi lasciare un documento e andare a ritirare», chiede, invece, un centro estetico in pieno centro. Lo stesso succede in altri posti e se il cliente non conosce alla perfezione la normativa, può capitare che per pagare vada effettivamente a ritirare contanti o che aggiunga qualche articolo per raggiungere la cifra minima richiesta. «Noi, da sempre, accettiamo di far pagare qualsiasi importo con il bancomat, anche fosse solo 1 euro, e quei cartelli ci fanno arrabbiare, perché sono scorretti», commenta Kawta Chourky, proprietaria della gelateria Le Mirage, in via Garibaldi, che, lavorando spesso con i turisti stranieri, è abituata all’utilizzo del pagamento elettronico.

«Da tempo abbiamo dato questa possibilità, perché il Pos viene scelto dai clienti anche per piccoli pagamenti, anche se per noi è più una spesa che una resa – afferma Mimmi Ugolotti, della Pasticceria D’Azeglio, che sottolinea la scorrettezza di chi espone certi cartelli, a scapito di chi, invece, segue le disposizioni -. Se c’è un obbligo, è necessario dare delle disposizioni chiare anche sulle commissioni: ci sono dei doveri, ma manca l’assistenza». Dello stesso parere è Patrizia Signani, proprietaria de La Buza, di fronte ai Paolotti: «Da quando è diventato obbligatorio, abbiamo sempre utilizzato il Pos, per qualsiasi cifra, anche perché i ragazzi, specie gli universitari fuori sede che frequentano il nostro locale, hanno questa abitudine. Noi abbiamo raggiunto un accordo con la banca sulle commissioni, ma credo sia scorretto imporre l’uso di determinati servizi se poi questi hanno un costo penalizzante per chi li usa. È certamente un problema che va risolto, perché la questione non riguarda il Pos di per sé, che è anche uno strumento comodo, ma concerne lo Stato, che dovrebbe dare regole precise alle banche (per il costo delle commissioni, ndr) esattamente come viene chiesto a noi».

«Qui puoi pagare qualsiasi cifra con il bancomat», conferma il proprietario di «Pak frutta e verdura», di via Trento. La stessa scena si ripropone al bar Bacicla, di via San Leonardo, dove un cliente chiede al gestore: «Posso pagare una bottiglietta d’acqua con la carta?», «Certo», risponde lui.

Giovanna Pavesi

© Riproduzione riservata

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