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INTERVISTA

Stefania ?Alos Pedretti al Lenz

Stefania ?Alos Pedretti al Lenz

06 Luglio 2022,03:01

Da stasera alle 21, il progetto triennale Bestiario – Femminile Animale di Lenz, in continuità con il Festival Natura Dèi Teatri 2021 edizione all women, presenta al Lenz Teatro il «Ritual II Embrace the Darkness», esito della residenza artistica curata dalla musicista e performer Stefania ?Alos Pedretti iniziata a Marosi – Festival Festival internazionale di arte performativa di Stromboli e terminata a Parma a fine giugno con i laboratori aperti al pubblico. Partendo dalle precedenti esperienze da solista e con i progetti OvO e Allun, con questo nuovo percorso iniziato sull’isola delle Eolie ?Alos prosegue con la ricerca delle emozioni più profonde, dove il contatto tra natura e persone si fa più intenso: «Il lavoro ha come protagonista il vulcano perché ragionavo sull’andare nel profondo, ma sempre in connessione con la natura. Per questo ho voluto spostare l’attenzione verso ambienti e panorami diversi dal solito. Quello del vulcano è un ambiente molto forte e permette di creare legami e connessioni altrettanto forti ed intensi. Nella seconda parte al Lenz ho cercato di portare Stromboli a Parma. L’idea era che le persone venissero a vivere un’esperienza che le portasse da un’altra parte attraverso un dialogo non verbale ma più profondo».

Nella sua musica c’è la voce non ma non le parole e quando ci sono non sono comprensibili; come mai questa scelta?

«Per lasciare spazio all’interpretazione da parte delle persone. Ho sempre avuto la necessità di non usare lingue comuni proprio per essere compresa da tutti».

Perché si parla di “rituale”?

«Perché volevo scollegarmi dal concetto tradizionale di concerto o performance. Rituale è un termine che di solito non si usa e mi permette di togliere le connotazioni classiche di genere. Il rituale è anche adattabile e in dialogo con i luoghi in cui sarà portato, non replicato sempre uguale seguendo una visione vecchia per aprirsi invece a un nuovo modo di intendere lo spettacolo, il teatro, il concerto».

L’arte come strumento di connessione con altri mondi, per vivere emozioni più profonde risale all’antichità. Il futuro è lì?

«Sì, tutti noi abbiamo un passato di cui non abbiamo memoria, un passato che in realtà è anche collettivo perché ci sono tradizioni antiche che si assomigliano in luoghi molto lontani tra loro. Io vado verso quel passato. Vorrei che tutti si lasciassero andare per vivere un altro luogo ma anche un altro tempo».

C’è differenza nella risposta del pubblico nelle varie parti del mondo?

«Credo che non sia una questione geografica ma personale. Se una persona è chiusa di suo, lo è in qualunque parte del mondo. Quello che faccio provoca a volte emozioni molto forti, oppure totale assenza di emozioni e questo può essere shoccante per una persona chiusa. Il mio non è un concerto punk, rock, jazz o avant metal, non ti vendo un prodotto. Questo manda in crisi molte persone ovunque nel mondo. Ci sono però città più predisposte di altre, solitamente grandi città, oppure piccolissime. Nelle altre, invece c’è chi reagisce quasi in maniera ostile a una proposta estrema come la mia. Ma chi mi chiama è perché vuole quel genere di spettacolo».

Negli stessi giorni, dalle 10 del 6 alle 24 dell’8 luglio, sul sito www.lenzfondazione.it saranno visibili le riprese integrali di CHAOS, produzione tratta da Le Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone del 2008.

Pierangelo Pettenati

© Riproduzione riservata

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