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EMERGENZA

Meuccio Berselli: «Invasi, depuratori e meno sprechi per combattere la siccità»

Meuccio Berselli: «Invasi, depuratori e meno sprechi per combattere la siccità»

di Pierluigi Dallapina

21 Luglio 2022,03:01

Contro la siccità non esiste bacchetta magica. Nemmeno un'unica soluzione, perché per affrontare un'emergenza che sta diventando routine serve una strategia su più fronti, che va dalla creazione di nuovi invasi a colture che richiedono sempre meno acqua. Meuccio Berselli, neo direttore generale di Aipo, presenta il suo «piano» per provare a risolvere l'emergenza idrica. E allo stesso tempo traccia un bilancio dei suoi cinque anni come segretario generale dell'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.

C'è un caldo «africano» e la pioggia è un miraggio. Cosa si può fare contro la siccità?
«Serve una strategia su più fronti, che preveda la creazione di invasi, ma anche il risparmio idrico attraverso buoni comportamenti da parte della cittadinanza. Bisogna investire di più sull'utilizzo in agricoltura dei reflui dei depuratori. E poi bisogna intervenire per limitare al massimo le perdite lungo la rete idrica e prendere in considerazione l'ipotesi di adottare colture meno idroesigenti».

Qual è attualmente lo stato di salute di un Po che assomiglia sempre più a un torrente?
«Ora, a Pontelagoscuro in provincia di Ferrara, il fiume ha una portata di 120-130 metri cubi al secondo, quando dovrebbe averne una di 450, in modo da evitare la risalita del cuneo salino lungo il delta, che crea danni irreversibili all'uso idropotabile e anche alle falde».

I campi hanno bisogno d'acqua, ma i prelievi tolgono sempre più «oro blu» al Po. Come uscire da questo circolo vizioso?
«La proclamazione dello stato d'emergenza consente di garantire ristori economici a quegli agricoltori che hanno avuto danni a causa della siccità. Ecco, si potrebbero usare quei ristori e fermare i prelievi, per consentire al Grande fiume di avere quelle portate in grado di mitigare i danni caratterizzati dalla risalita del mare dal delta».

Pensando al suo vecchio incarico, cosa rimane del suo mandato alla guida del distretto del Grande fiume?
«Abbiamo incrementato la dotazione organica che era sottodimensionata inserendo giovani preparati che hanno contribuito ad aumentare la reputazione dell’ente lavorando con impegno e continuità nei tre filoni primari che rappresentano le mission dell’Autorità distrettuale: la mitigazione del dissesto idrogeologico, il monitoraggio della scarsità idrica e gli equilibri che ne derivano e la qualità della risorsa acqua».

Oggi il Po è un confine o un ponte tra i territori?
«Negli ultimi decenni soprattutto il Po è stato visto come un confine tra regioni diverse con particolarità territoriali differenti. Noi abbiamo cercato di intercettare ogni potenziale occasione capace di legare le persone e i territori di province diverse in progetti comuni».

Quali sono i progetti più importanti che ha realizzato come segretario dell'Autorità di bacino?
«La nascita e lo sviluppo dell’Osservatorio sugli utilizzi idrici distrettuali che potrebbe avere un ruolo ancora più rilevante ma che ha contribuito a creare un minimo di strategia comune. L’ottenimento del riconoscimento di area MaB Unesco per gli oltre 80 comuni del tratto medio del Po, di cui abbiamo redatto la candidatura e sviluppato e coordinato il piano di azione promuovendone, di recente, innumerevoli progetti di sviluppo, conoscenza e fruibilità per la cittadinanza».

Quali iniziative ha messo in campo per contrastare l'inquinamento del Po, i rischi legati alle alluvioni e la pesca illegale?
«Abbiamo approfondito il tema degli inquinanti da plastiche che fino ad ora non avevano alcuna base documentale, sia storica che statistica, di analisi ufficiali. Abbiamo innovato i modelli di pianificazione per contrastare i possibili fenomeni alluvionali eseguendo un accurato monitoraggio di tutti gli argini del Po insieme a 13 università e al Cnr. Abbiamo coordinato la Consulta della pesca per rendere omogenei i regolamenti e attivato un protocollo con le prefetture e l’arma dei carabinieri per incrementare l’azione di contrasto al fenomeno illegale del bracconaggio ittico».

Poi c'è la partita della nuova sede dell'Autorità di bacino. Quando avverrà il trasferimento al ponte Nord?
«Serviranno almeno due anni da ora per renderlo abitabile e permettergli di ospitare i nuovi uffici. Stiamo parlando di un ponte abbandonato che grazie al nostro interessamento potrebbe essere completamente rigenerato e diventare così il ponte delle Acque».

Cosa resta da fare per difendere il Po?
«I nuovi Distretti nati sulle ceneri delle vecchie Autorità di bacino hanno acquisito maggiori competenze territoriali, ma il cammino per renderli incisivi sulle singole aree, dalla Valle d’Aosta alle Marche, è senza dubbio ancora da completare».

P.Dall.

© Riproduzione riservata

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