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l'intervista

Gianluca Di Marzio: «Il Parma è pronto. Pecchia è una garanzia»

Gianluca Di Marzio: «Il Parma è pronto. Pecchia è una garanzia»

di Marco Bernardini

11 Agosto 2022,03:01

Domani sera al Tardini, per la prima partita di campionato di serie B contro il Bari, ci sarà anche il giornalista di Sky Sport, Gianluca Di Marzio, che applaude le scelte del Parma a cominciare da quella del tecnico Pecchia.

«Conosco molto bene Fabio, penso sia una garanzia. Non lo dice soltanto il curriculum visto che questo campionato lo ha già vinto e anche recentemente, ma la persona: è stato un mio compagno di viaggio nelle telecronache quando ancora non sapeva se voleva fare l’allenatore. Ho sempre apprezzato l’uomo e la sua serietà, credo che il Parma abbia scelto la persona giusta dopo quanto accaduto l’anno scorso. Fabio ha l’identikit ideale per far crescere i giovani e dare affidabilità e sicurezza a livello d’esperienza con il suo modo di lavorare. E’ la garanzia principale affinchè il Parma possa recitare un ruolo da protagonista».

Quali sono le prime impressioni sul Parma?

«Ha una sua quadratura, compattezza e identità, l’undici titolare mi pare già abbastanza definito. Se Inglese sta bene, se a centrocampo Estevez conferma di essere quello che tutti conosciamo e Juric continua a crescere credo che la squadra abbia già un suo perchè importante. Romagnoli è stato l’acquisto giusto per dare affidabilità alla difesa, Valenti vicino a lui è un altro Valenti, Delprato si sta confermando a destra e Chichizola, quando Gigi avrà i suoi problemi dato che - sorride - non è più giovanissimo, è una garanzia assoluta. Sono stati trovati i giocatori giusti al posto giusto e credo che il Parma sarà tra le protagoniste. Da capire se magari aggiungere un terzino sinistro o qualcosa in più ma sono veramente piccole cose, non andrei a ritoccare una rosa che ha già fatto tanti movimenti nella passata stagione e aveva bisogno di un ordine che ora c’è».

Che partita dobbiamo aspettarci col Bari?

«Il Bari è una «bestiaccia», ha il vantaggio di aver cambiato pochissimo rispetto all’anno scorso. Una squadra aggressiva, tecnica che ha in Botta il suo Vazquez, l’elemento in grado di illuminare il gioco in fase offensiva. In mezzo al campo ha una fisicità importante che potrebbe mettere in difficoltà il Parma, non poteva esserci avversario peggiore all’esordio. Si prospetta una gara spettacolare tra due bellissime realtà che lotteranno almeno per i play-off».

Chi sono le favorite in serie B?

«E’ il campionato più difficile degli ultimi sedici anni, dal 2006 quando c’erano Juventus, Genoa e Napoli. Il Genoa, con 16mila abbonati e Coda centravanti, difficilmente sbaglierà, giocare a Marassi sarà durissima per tutti e in più ha capito che in mezzo a tanti stranieri serviva prendere il miglior attaccante della categoria. E’ la grande favorita, dietro metterei Cagliari, Palermo, che avrà un entusiasmo incredibile, Parma, Bari, Benevento, che ha cambiato poco e riparte da basi solide, e mi intriga il Brescia che ritrova Clotet e può essere una mina vagante. Poi squadre come Como e Spal si candidano da outsiders, anche quelle di metà classifica hanno inserito nel motore gente di qualità assoluta. Sarà un torneo livellato verso l’alto».

Cosa manca alla rosa crociata?

«Dipende molto da Inglese: se dà garanzie, il centravanti il Parma ce l’ha se no c’è la necessità di reperire una punta che ti garantisca i gol per stare ai vertici. Fare 3-4 partite prima della fine del mercato può essere importante per valutare meglio Inglese, se sta bene in questa categoria lo metto al pari di Coda e degli altri. Il punto interrogativo è il centravanti che ti garantisca i 15-20 gol, gli unici dubbi vengono da lì».

Ha in mente un colpo per il Parma?

«Negli ultimi giorni può succedere di tutto e si creano situazioni di mercato che oggi sono impensabili, se ti manca poco come manca al Parma aspetteranno per cercare di cogliere quelle opportunità. Non mi piace dare consigli ma se dovessi indicare un nome il Gytkjaer di turno, se il Monza lo dovesse liberare, farebbe comodo».

Quali sono stati gli errori più evidenti nell’ultima stagione?

«Lo scorso anno il vero problema, se così si può chiamare, è che si è partiti con una squadra giovane poi si è andati a prendere Simy, Pandev, Rispoli e c’è stata un po’ una contraddizione, un cambio di strategia in corsa senza la convinzione che cambiare fosse la strada giusta. Adesso, invece, c’è un’idea più equilibrata, né troppo estremista in un senso o nell’altro».

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