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QUATTRO ANNI FA IL DELITTO

La sorella di Filomena: «Lasciati soli e senza sostegni. Non credo più nella giustizia»

La sorella di Filomena: «Lasciati soli e senza sostegni. Non credo più nella giustizia»

di Georgia Azzali

20 Agosto 2022,03:01

Martina ha fatto preparare i fiori che la nonna porterà al cimitero. Sono passati quattro anni da quando la mamma è stata massacrata con un mortaio da cucina, pochi istanti dopo aver aperto la porta al vicino di casa. Filomena Cataldi, vittima sacrificale delle ossessioni di Guilin Fang, quel 22 agosto 2018. Ma sua figlia, 22 anni appena compiuti, non riesce ancora a posare lo sguardo sulla foto della madre incollata al marmo della lapide. Quando l'ha fatto, si è sentita sopraffatta per giorni. Perché il dolore non vuole sopirsi. E in Rosangela, la sorella di Filomena che ha seguito tutte le fasi del processo, resta quel grumo indissolubile di rabbia: «So che sono parole dure, ma io non credo più nella giustizia. Fang è stato dichiarato totalmente incapace e quindi è stato assolto, ma io non ho mai creduto alla sua follia e avrei voluto vederlo in carcere. Per me è inaccettabile. E poi avremmo avuto bisogno di supporto, ma nessuno è venuto a bussare alla nostra porta».

Quando è la follia la «colpevole», non hai diritto ad alcun risarcimento, anche se ti costituisci parte civile. E' ciò che detta la legge, e così è andata anche per la famiglia di Filomena. Esistono dei fondi per le vittime di violenza, però, a partire da quello statale. Dal 2019, inoltre, gli indennizzi sono anche aumentati: nel caso di omicidio si arriva a 50mila euro. Bisogna non perdere tempo, però, per inoltrare la richiesta, perché non si possono superare i 60 giorni dopo che la sentenza è diventata definitiva. C'è poco tempo per ritornare lucidi e concreti, anche se si è vissuto una tragedia immane. E nel caso della famiglia di Filomena, a causa di una serie di disguidi, la domanda è stata presentata in ritardo. «Così non abbiamo percepito nulla, ma siamo in attesa del responso del ricorso che abbiamo presentato. Mia nipote ha invece avuto l'indennizzo del Fondo regionale, grazie - devo dire - anche al grande lavoro fatto dal sindaco Fadda: 5.000 euro, che comunque sono serviti soprattutto per la terapia psicologica. Perché, al di là dei contributi economici, che possono essere importanti soprattutto quando ci sono bambini e ragazzi che devono crescere e studiare, per affrontare questi drammi sarebbero necessari dei supporti psicologici e morali».

Tragedie dimenticate troppo in fretta, anche dai media. E alle famiglie non resta altro che tentare di mettere insieme i cocci. «Lo Stato non è vicino alle vittime, non è di supporto - sottolinea l'avvocata Silvia Dodi, difensore dei familiari di Filomena -. E' tutto estremamente farraginoso, oltre al fatto che i termini per la presentazione della richiesta di indennizzo sono troppo stretti».

Ma questi sono anche i giorni in cui in famiglia il dolore torna a fiammate improvvise. E riesplodono le domande urticanti che forse non troveranno mai risposta. «Se lui era folle e, come è emerso al processo, teneva la moglie di fatto segregata in casa, perché lei non ha fatto nulla, non ha dato l'allarme? Mia sorella ha aperto la porta senza timori, come avrebbe fatto chiunque con un vicino di casa con il quale non ha mai avuto problemi. Mi sembra ancora surreale: si figuri che l'avevo sentita un paio d'ore prima, ed era tranquillissima. Non riesco a fare pace con questi ricordi. E soprattutto non riesco ad accettare che sia finito tutto con un'assoluzione perché incapace».

Le stesse domande che forse si fa anche la figlia di Filomena, che non ce l'ha mai fatta a incrociare lo sguardo di Fang al processo. Eppure, Martina si è stretta ancora di più alla nonna e continua gli studi universitari in Economia, come avrebbe voluto Filomena. Sorpresa in un pomeriggio d'agosto mentre stava cucinando. Uccisa da quel vicino in guerra con i suoi fantasmi.

Georgia Azzali

© Riproduzione riservata

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