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Intervista

I parmigiani Airglow: «A Sanremo Rock il nostro “no” alle guerre»

I parmigiani Airglow: «A Sanremo Rock il nostro “no” alle guerre»

di Christian Marchi

06 Settembre 2022,03:01

Parma e la sua provincia continuano a sfornare talenti musicali, che piacciono in Regione e in tutta Italia. Si sono classificati terzi, infatti, tra le trenta proposte emiliano-romagnole gli Airglow, band punk-rock di giovanissimi parmigiani, riuscendo così a passare le selezioni per salire, stasera sull’ambito palco del Teatro Ariston per le finali della 35ª edizione di Sanremo Rock&Trend festival (sabato il gran finale).

La manifestazione, nata nell’87 come costola del Festival della canzone italiana, è ad oggi il più longevo contest nazionale per artisti singoli, duo o gruppi italiani emergenti della scena rock. Il frontman Fabrizio Polastri – figlio d’arte – alla voce e alle chitarre, Alessandro Dodi alla batteria, Pietro Meli al basso e Nicolò Zambrelli alla chitarra solista: tutti i componenti degli Airglow (su Instagram @airglowband) hanno 21 anni e rappresentano la generazione del nuovo rock, che sta nascendo anche grazie alla spinta del successo dei Mäneskin.

Siete giovanissimi, ma avete già pubblicato diversi pezzi: quando è nata l’idea di creare una band?

«Ci siamo formati nel 2019 – raccontano Alessandro, Pietro e Nicolò –, tra le mura del Liceo Marconi Scienze applicate: frequentavamo la stessa classe. Da sempre appassionati di musica, per divertimento, abbiamo iniziato a suonare insieme dalla prima superiore. Tuttavia, il progetto ha iniziato a concretizzarsi soltanto dalla quinta, quando abbiamo chiamato a cantare Fabrizio, che già conoscevamo».

Con cosa vi presenterete sul palco dell’Ariston ?

«Per provare a raggiungere la finalissima – continuano gli Airglow –, eseguiremo “Cannon”, il nostro primo brano rilasciato su Spotify. È una canzone che “Zambre” ha scritto in quarta superiore. “Cannonball means fire/Cannonball means death”: quando ancora non era scoppiata la guerra in Ucraina, volevamo cantare il nostro no a tutte le guerre e rappresentare un’immagine della distruzione dovuta ai combattimenti. È il nostro pezzo più rock: siamo molto carichi e pronti ad eseguire la miglior performance possibile, mostrando in quei soli dieci minuti quell’energia che solitamente si crea ai nostri live».

A proposito di concerti, da dove siete partiti?

«Il primo live è stato il 22 febbraio 2020 al circolo Arci Post. Sfortunatamente è poi iniziata la pandemia, che però ci è servita come periodo di cambiamento e di definizione. È proprio durante l’emergenza che è sorta in noi la spinta giusta per scrivere e andare in sala prove per le prime registrazioni. Quando è stato possibile, abbiamo replicato al Post, siamo stati chiamati al “Tùt sarè”, alla festa della birra di Viarolo e al concorso “Rock and wow” a Genova, a cui siamo arrivati secondi».

A luglio scorso avete pubblicato un nuovo singolo, «My brother’s girlfriend». È cambiata la musicalità, che si è fatta più nostalgica. Come mai questa scelta?

«Per l’ultimo pezzo, uscito su Spotify e Youtube, abbiamo voluto ispirarci al punk californiano degli anni ‘90-2000, sulla scia dei Blink 182. È la rappresentazione delle relazioni in età adolescenziale, in tutte le sue sfaccettature. In contrapposizione al divertimento, c’è poi la maturazione che tali esperienze, con gli anni, portano a svilupparsi come persona».

Quali progetti per il dopo-Sanremo?

«Per il futuro, l’idea è quella di incidere un Ep e, soprattutto, portare i nostri live al di fuori della provincia di Parma, pensiamo a Milano. Magari arrivando ad aprire i concerti di qualche band famosa».

Christian Marchi

© Riproduzione riservata

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