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IL PROCESSO

«Severa, ma ci ha educati». E la mamma accusata di maltrattamenti viene assolta

«Severa, ma ci ha educati». E la mamma accusata di maltrattamenti viene assolta

di Georgia Azzali

23 Settembre 2022,03:01

Era una madre attenta, rigorosa, intransigente a volte. Eppure, Claudia (la chiameremo così), 57 anni, parmigiana, era convinta che ogni rimprovero o limitazione imposta ai suoi ragazzi fosse un modo per educarli. Voleva indicare una strada, chiedeva il rispetto delle regole e - certamente - si faceva sentire se a scuola abbondavano le insufficienze. Pensava fosse suo dovere, invece si è ritrovata sul banco degli imputati, con l'accusa di aver maltrattato per quasi cinque anni i suoi figli, a partire da quando erano adolescenti. Dal 2017, quando è finita sotto inchiesta dopo un esposto presentato dall'ex marito e firmato anche dai ragazzi, ha continuato a chiedere ai figli: «Ma veramente vi ho maltrattato? Ditemelo. Ma io cercavo solo di educarvi». E quella non era solo la verità di Claudia: da ieri è diventata anche la realtà processuale, perché è stata assolta, come richiesto anche dal pm Laila Papotti. Il giudice Gennaro Mastroberardino ha poi dichiarato il «non doversi procedere» per il reato di lesioni aggravate, l'altra accusa di cui doveva rispondere, data l'assenza di querela.

Le discussioni con i figli adolescenti si alternavano alle rappacificazioni. O a tregue più o meno lunghe. Dopo la separazione e la nuova relazione di Claudia, da cui erano nati altri due bambini, i dissidi erano diventati più frequenti. Ma c'è un giorno del febbraio 2017 che cambia tutto: Claudia ha uno duro confronto con il figlio minore, allora 16 anni e mezzo, e di lì a poco diventa la matrigna cattiva. Non aveva potuto tacere davanti a una pagella disastrosa, con un 7 in condotta, dovuto ai continui ritardi, piuttosto che alla strafottenza di mettersi a giocare a carte durante le lezioni. Certo, i rimproveri erano stati pesanti, eppure lui la mattina successiva, già in ritardo sulla tabella di marcia, se ne stava ancora lì a giocare il telefonino in mano invece di affrettarsi. La madre tenta di sfilarglielo, lui resiste e lei fa pressione sul collo e sulla spalle del ragazzo, forse per non perdere l'equilibrio, visto che sono sul bordo delle scale di casa.

Dopo quello scontro, però, i figli, due anni di differenza l'uno dall'altro, se ne vanno a vivere con il padre. E soprattutto parte quell'esposto in cui tanto altro viene aggiunto. E' il racconto di anni di insulti nei confronti di entrambi i fratelli: «Siete dei c...i, non avrei dovuto mettervi al mondo. Mi avete rovinato la vita», avrebbe sibilato più volte. Ma alle offese si sarebbero aggiunte anche le violenze fisiche: graffi, schiaffi e pugni per «redimerli».

Un inferno familiare. Se non fosse che già la relazione degli assistenti sociali ribalta l'immagine della donna violenta definendola un'«ottima madre». E anche l'ex marito, al processo, ridimensiona notevolmente quanto scritto nell'esposto, facendo piuttosto riferimento al clima di tensione dopo la separazione. Ma sono state le testimonianze dei due figli a segnare la svolta. A cinque anni di distanza quei rimproveri hanno assunto un valore educativo. «E' stata una madre severa, ma posso dire che grazie a lei ora sto per laurearmi e so come comportarmi sul lavoro», ha sottolineato il figlio maggiore. Anche il fratello minore, pur dicendo che qualche scappellotto era volato, ha negato che ci fossero vessazioni continue. Un'educazione «rigida», ma alla domanda se avesse voluto la condanna della madre, non ci sono state esitazioni nella risposta: «No, non lo voglio».

Georgia Azzali

© Riproduzione riservata

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