CONDANNA
Un lavoro a 200 chilometri di distanza. Solo durante il weekend tornava nella casa di Parma. E anche quando rientrava non era certo il dirimpettaio che infastidiva la quiete altrui, almeno secondo quanto emerso al processo, eppure per lui era un vicino ingombrante. Perché ai suoi occhi aveva una «colpa» imperdonabile: essere gay. Dal 2012 al 2017 ha distillato il suo odio contro Roberto (lo chiameremo così), ma la persecuzione sarebbe proseguita anche dopo. Se all'inizio c'erano sorrisini di scherno, poi l'insofferenza si sarebbe trasformata in insulti, minacce e intimidazioni. «Te la farò pagare, prima o poi te ne devi andare, sei un animale, sei un fr...», gli urlava. I sacchetti dell'immondizia lasciati sullo zerbino, poi, erano uno dei suoi sgarbi preferiti. Parmigiano, 69 anni, ieri è stato condannato a 1 anno e 10 mesi per stalking: il pm Lino Vicini aveva chiesto 2 anni e mezzo. Il giudice Gennaro Mastroberardino ha anche disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 20mila euro per Roberto, che si era costituito parte civile, assistito dall'avvocato Michele Dalla Valle. Il risarcimento dei danni sarà invece stabilito in sede civile.
Già vent'anni fa, quando era ancora un ragazzo, Roberto aveva dovuto ingoiare le prime battute insinuanti. Poi i toni si erano fatti sempre più sprezzanti, ma lui aveva pazientato. Fino alla fine del 2017, quando aveva fatto denuncia.
Aveva rialzato la testa, Roberto, cominciando il racconto di quegli anni in cui si era sentito profondamente umiliato. Gli capitava di uscire di casa e ritrovare quel vicino della porta accanto che lo attendeva solo per il gusto di dileggiarlo o minacciarlo. Più di una volta, poi, si era attaccato al citofono per disturbarlo anche di notte, oppure aveva colpito le pareti di casa con qualche oggetto metallico sapendo quale rumore infernale potesse avvertire Roberto, visto che l'appartamento era confinante. Colpi che a volte avrebbe fatto anche salendo in solaio e che si ripercuotevano direttamente sul soffitto della casa.
Uno stillicidio di piccoli e grandi dispetti che con il passare degli anni avevano fatto esplodere paura e stress, tanto che Roberto aveva dovuto assumere farmaci specifici. Gli era capitato di trovare danneggiate le porte di casa e della cantina, così come altre volte si era trovato sbarrato l'ingresso al garage dall'auto del vicino. Doveva anche ricordarsi di abbassare sempre la finestra della cucina, perché spesso si era visto arrivare dentro pezzi di cibo. Ma altre volte il vicino non si sarebbe fatto scrupoli a lanciargli addosso bottigliette di plastica o altri oggetti incrociandolo in cortile. La posta, poi, più di una volta era sparita dalla cassetta nell'ingresso condominiale. Aveva anche dovuto affrontare una serie di cause civili che il 69enne aveva intentato contro di lui.
Eppure, il dirimpettaio ha sempre negato. Anche i familiari lo hanno difeso. Peccato, che durante il processo abbia insultato Roberto e il compagno, finendo per essere allontanato dall'aula. Senza risparmiare offese anche per il difensore.
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