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FIDENZA

«Cercò d'uccidere don Mario»: condannato a 7 anni e 8 mesi

«Cercò d'uccidere don Mario»: condannato a 7 anni e 8 mesi

22 Ottobre 2022, 03:01

Troppo malato per badare davvero a sé stesso, sano quanto basta per essere capace di intendere e di volere. Per la legge, Manuele Venturini è colpevole dell'accoltellamento di don Mario Fontanelli un anno fa: rientra in cella, nel reparto minorati psichici di Reggio Emilia con una condanna a 7 anni e otto mesi. La sentenza del presidente del collegio Alessandro Conti segue di un paio d'ore un altro verdetto, pronunciato in aula da Giuseppina Paulillo chiamata a pronunciarsi sulle condizioni mentali del 58enne di origini lombarde. La psichiatra ha diagnosticato un disturbo della personalità con spiccati aspetti antisociali aggravato dal prolungato abuso di alcol. Ha riscontrato deficit cognitivi, ma non tali da farne un individuo non processabile.

Perdonato subito dopo l'aggressione dallo stesso don Mario, Venturini ieri è così stato condannato in tribunale. Il suo avvocato Massimiliano Buriassi annuncia il ricorso in appello. Nemmeno per il difensore è mai stato in discussione se Venturini abbia o meno aggredito il 75enne parroco di Santa Maria Annunciata, ma (oltre alle condizioni mentali dell'imputato) piuttosto le reali intenzioni di uccidere. «Non ha impugnato il coltello a mo' di pugnale, come quando si vuole affondare davvero il colpo - dice lui -. E in viso ha ferito don Mario tra l'occhio e l'orecchio sinistro, fermandosi alla vista del sangue». Come se solo allora si fosse convinto di aver dato «una lezione» al sacerdote.

Erano le 23 del 13 ottobre. A scatenare la furia dell'uomo, che da oltre un paio d'anni era ospite della chiesa di Santa Maria Annunciata, fu la richiesta del parroco di abbassare il volume della musica. Venturini, in stanza con due altre persone, reagì sferrando pugni dai quali il sacerdote riuscì a proteggersi protendendo le mani davanti a sé. In preda all'alcol, l'altro s'infuriò ancora di più. Gridando «t'ammazzo», armato di un coltello serramanico inseguì il parroco che s'era rifugiato in casa, al piano di sotto. Don Mario si chiuse la porta alle spalle, e lui la sfondò. Poi, le coltellate, prima che la lama finisse a terra (lasciata andare volontariamente o fatta cadere dall'aggredito). Fendenti alle mani, al collo, al petto e al volto, come ricordato dal pm Giuseppe Vallario, che ha chiesto in tutto una condanna a 6 anni e 8 mesi, ribadendo la convinzione che si sia trattato di tentato omicidio, per la «brutalità» e per «l'arma micidiale» utilizzata. «Se la lama non è andata fino in fondo, è stato solo per la reazione della vittima».

I carabinieri, avvertiti dallo stesso parroco, arrivarono poco dopo. Il sacerdote finì a Vaio, da dove fu dimesso la stessa notte, con una prognosi di 40 giorni. Il suo aggressore venne bloccato mentre girovagava in canonica. Nessun dubbio che fosse stato lui a ferire il religioso che lo aveva ospitato e aiutato, che finalmente lo aveva fatto sentire utile, coinvolgendolo nelle attività della parrocchia. All'Annunciata l'uomo era stato affidato nell'ambito di un progetto che coinvolgeva anche il Centro salute mentale di Imola e la Casa Lodesana di Fidenza. Ostinarsi a rifiutare la terapia, a un certo punto lo ha reso ingestibile. Per questo, a malincuore, il parroco è stato costretto a chiedere il suo allontanamento. «Così, per il suo modo di vedere il mio assistito si è sentito tradito» dice Buriassi. La sua furia di quella sera era legata a questo e non ai «futili motivi» della musica.

Con don Mario, Venturini aveva anche portato un fiore e una preghiera sulle tombe dei genitori e dei fratelli morti insieme in un incidente stradale. Era adolescente, quando rimase solo. Più volte è finito nei guai e in comunità terapeutiche. I suoi buchi di memoria sono stati colmati da improbabili missioni in Libano e nell'ex Jugoslavia. In aula ha mostrato una cicatrice su un braccio. «Una mezza bomba: fosse stata intera, il braccio non ci sarebbe più. Ho ancora una pallottola in corpo». Ricoprendosi, ha aggiunto: «Avendo ricevuto del male, si fa fatica a fare del male». Non sempre è così, specie se il male lo subisci da piccolo. Dice di essere stato in guerra, Venturini. Forse non è mai tornato a casa.

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