Fondò le Trancerie Emiliane
Con la scomparsa del cavalier Pietro Felisa, fondatore delle Trancerie Emiliane, Parma perde uno dei suoi capitani di industria più illustri. Imprenditore di razza, classe 1931, ha portato la sua azienda, produttrice di lamierini per motori e trasformatori elettrici, al ruolo di leader nel settore, in Italia e nel mondo.
Tutto ha avuto inizio nel 1955, con l'avvio di una piccola attività artigianale, un sogno, da pioniere, che Felisa ha realizzato facendo incontrare la capacità manuale e la creatività con la ricerca tecnologica. Oggi la società ha quattro stabilimenti, a Parma, Fornovo e due in Slovacchia, con oltre 300 dipendenti e una capacità produttiva di milioni di pezzi ogni anno.
«Mio padre era originario di Castione Baratti - spiega Franco Felisa, alla guida delle Trancerie Emiliane con i fratelli Nadia e Paolo -. Era poco più che un ragazzo quando si è trasferito a Parma per iniziare a lavorare e negli anni è diventato uno dei migliori tecnici nel settore della tranciatura. Aveva un grande desiderio di imparare, di crescere e di uscire dalla miseria che aveva caratterizzato il dopoguerra. Con coraggio e determinazione ha avviato una piccola azienda artigiana perché, prima di altri, aveva intuito l'importanza che stava assumendo il prodotto su cui si era focalizzato. I primi clienti parmigiani, che poi divennero anche amici e mentori furono Davoli per i trasformatori e Bonani per i motori elettrici. Poi ebbe inizio il percorso di costante crescita dell'azienda e oggi, possiamo tranquillamente affermare, con orgoglio che dal punto di vista tecnologico siamo in Europa un punto di riferimento del mercato. Mio padre è sempre stato curioso, aveva fame di tecnologia e la cercava applicata anche in altri campi. Nella vita era una persona molto riservata, non amava il gossip ed era sempre concentrato sul lavoro e la famiglia».
«Pietro Felisa è stato un grande imprenditore, un grande uomo, che partendo da zero ha saputo dare vita, grazie alle sue intuizioni, a una grande impresa, oggi leader nel suo settore a livello internazionale - ricorda Gabriele Buia, presidente dell'Unione Parmense degli Industriali -. Si è dovuto sempre confrontare con l'innovazione e lo ha fatto con passione, volontà e con una grande capacità di capire e anticipare i tempi attraverso strategie sempre nuove. E' stato anche molto bravo nel gestire il passaggio generazionale, con i tre figli che guidano oggi con successo l'azienda da lui creata».
Per Cesare Azzali, direttore dell'Unione Parmense degli Industriali, «è stato uno dei capitani d'industria che hanno creato la ricchezza di questo territorio, partendo da una grande capacità di lavoro. Ha creato dal nulla una grande impresa, passando il testimone ai tre figli che sono altrettanto appassionati e questo è merito suo e della moglie. Il rammarico, nel momento in cui scompare una persona come lui, è anche legato al ricordo della sua umanità e simpatia».
Oggi alle Trancerie Emiliane si sta affacciando anche la terza generazione, in parte già in attività, ma senza condizionamenti. «Anche mio padre ci teneva che lo affiancassimo - sottolinea Franco Felisa - ma non ha mai fatto alcuna pressione, doveva essere anche per noi una libera scelta. Alla base di tutto c'è sempre stato il rispetto. In queste ore stanno arrivando messaggi da ex dipendenti e anche in ufficio mi stanno ringraziando in tanti per quello che mio padre ha fatto per loro. Ho tra le mani una lettera giunta poco fa, scritta da un dipendente e non è facile leggerla per la grande commozione che suscita. Ho incrociato un paio d'ore fa un altro collaboratore, che arrivò in Italia dall'Albania su un barcone e oggi è un nostro caporeparto. Stava piangendo come se avesse perso un padre. E non è l'unico. Del resto mio padre ha sempre adorato e valorizzato i giovani. Non era una persona semplice, era diretto, ma dopo una sgridata trovava sempre il modo per riparlarti, di scusarsi con una battuta, con un sorriso. Considerava gli errori una via necessaria per crescere. A noi tutti, della famiglia Felisa, ma anche delle Trancerie Emiliane, mancherà veramente tanto».
Patrizia Ginepri
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