L'intervista
In area di rigore ha il fiuto e il tempismo degni dell'attaccante di razza: classe e istinto, astuzia e animo battagliero rendono Melania Martinovic letale per le avversarie. Provate un po' a chiedere alle big del campionato: Fiorentina, Juve e Inter, tutte puntualmente castigate. Ma quando con la numero 24 crociata la chiacchierata si sposta sugli affetti al di fuori del rettangolo verde, ecco che Melania si scioglie in una dolcezza che non conosce confini. E l'ultima esultanza esibita al Tardini, dopo la rete segnata all'Inter, ha una genesi particolare. «Qualche giorno prima della partita – rivela Martinovic – ho chiesto a Emma, la mia nipotina di 2 anni alla quale sono legatissima, di mimare un cuoricino con le mani. Lei ne ha usata solo una, portandola vicino all'occhio. Allora le ho detto che avrebbe dovuto completare il gesto pure con l'altra. Ma Emma si è mostrata irremovibile: “No, così!” ha replicato energicamente».
Al cuore, in questo caso di zia, proprio non si comanda. Le sarà quindi toccato fare un patto, con Emma.
«Le ho promesso che se avessi segnato, quella sarebbe stata la mia esultanza. Così da fissare in Emma uno splendido ricordo, quando mi avrebbe vista in tv. È andata bene, per fortuna. Adesso la mia piccolina, pian piano, sta imparando a fare il cuore con entrambe le mani: al prossimo gol mi sa tanto che dovrò modificarla, l'esultanza».
Martinovic che colpisce contro le grandi: ha per caso sottoscritto un abbonamento?
«No, solo tanta applicazione in settimana e un grande lavoro di squadra. Quando leggi le cronache delle partite, l'occhio va subito sul nome del marcatore presente nel tabellino. Ma dietro quel gol c'è sempre il contributo determinante delle compagne. Prendiamo la mia rete alla Juve: io l'ho buttata dentro, ma vogliamo parlare del cross di Farrelly? Il mister le ha detto che aveva la marmellata, sul piede».
E Farrelly ci ha messo di nuovo lo zampino contro l'Inter, premiando la capacità di «lettura» di Martinovic.
«Il suo tocco, nell'azione che ha determinato il vantaggio, è stato decisivo nella misura in cui ha sorpreso, scavalcandola, Van Der Gragt. A quel punto, io ho dovuto solo fare il mio».
Cosa si prova a vivere per il gol?
«È un rapporto che si coltiva nella quotidianità. Ci sono periodi in cui la palla non vuol proprio saperne di entrare e altri, invece, dove il gol arriva persino nella maniera più casuale possibile. Quando vivi una fase prolifica, devi sfruttare l'onda. E per me, questo, è un momento di serenità totale: le motivazioni e la tranquillità aiutano tantissimo».
Ha cominciato a segnare che era una bambina.
«Nel parco giochi sotto casa, dove trascorrevo interi pomeriggi. C'erano tanti maschietti e sempre un pallone da rincorrere. Facevano a gara per chi doveva prendere in squadra me e la mia migliore amica: sa, eravamo bravine».
E poi, come ha proseguito?
«Sul serio ho cominciato a giocare fra le fila della Totti Soccer School, in serie C, conquistando lo scettro di capocannoniere. Prima di arrivare in A, la gavetta è stata lunga».
L'attaccante cui si ispira?
«Per caratteristiche, mi hanno sempre paragonata a Pippo Inzaghi. Però andiamoci piano: magari avessi le sue qualità...».
Al Parma come si trova?
«Benissimo: nel gruppo si respira armonia, ora ancor più di prima. Con le mie compagne di reparto, Cambiaghi e Banusic, si è creato poi un bel feeling. Banusic è quella che inventa: in campo lei vede ciò che le altre non vedono, è talmente imprevedibile nelle sue giocate che qualcuna rischio di perdermela persino io (ride, ndr)».
Resta solo da raggiungere la salvezza.
«È un obiettivo alla portata, vista la qualità della nostra rosa. Ci aspettavamo un cammino diverso: all'inizio, purtroppo, non abbiamo saputo reagire alle difficoltà. Panico ha restituito entusiasmo: il punto conquistato con l'Inter ci ha caricate, in vista della sfida col Sassuolo».
E il Tardini, invece, che effetto le fa?
«Quando entri in quello stadio, capisci che non puoi tirarti indietro. E che devi dare tutto, fino all'ultima goccia di sudore».
Vittorio Rotolo
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